16 dic 2012

“Utili idioti e libertarismo di facciata”, replica a un articolo del Dott. Luigi Corvaglia


A fine novembre 2012, alcuni siti/blog “antisette” hanno ampiamente pubblicizzato (si veda per esempio qui, qui, qui) un articolo intitolato Utili idioti e libertarismo di facciata del Dott. Luigi Corvaglia (psicologo, psicoterapeuta, Collaboratore della cattedra di Criminologia e Psichiatria dell'Università del Salento, Dirigente Psicologo DDP ASL BA).

Il Dott. Corvaglia è vicepresidente del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici di Noci), «nell'ambito del quale dirige particolare attenzione alle tecniche di manipolazione delle coscienze nei gruppi coercitivi.[1]» È anche membro del suo comitato scientifico ed è uno degli esperti da contattare.

L’articolo di Corvaglia è interessante. Se non altro perché è scritto in modo tanto contorto da doverlo leggere più volte e perché, anche così, non si capisce ancora bene di che cosa e di chi stia parlando. O meglio: si capisce che ce l’ha con chi stigmatizzerebbe «qualcuno come la “setta degli anti-sette”». Poiché anche io, assieme a Mario Aletti e a Raffaella Di Marzio della Società italiana di Psicologia della Religione, sono tra chi ha usato la definizione “sette degli antisette”, mi sento tirata in ballo: anche io tra gli “utili idioti” paventati dall’autore?

Certa che il lettore ignaro e distratto faticherà a identificare il palcoscenico e gli attori di cui parla in modo vago Corvaglia, cercherò di contestualizzare il suo articolo.

Il 5 novembre 2012 gli On. radicali Perduca e Poretti hanno presentato una interrogazione parlamentare sull’operato della Squadra Antisette della Polizia di Stato e sui suoi referenti privilegiati, Don Bonaiuto ("Telefono Antisette occulte") e un forum di associazioni a cui appartiene anche il CeSAP. Il 14 novembre, Camillo Maffia di Agenzia Radicale ha commentato l’interrogazione in un lungo articolo che ha ricevuto ben tre repliche del forum: una il 17 novembre, una il 23 novembre e un’ulteriore precisazione a sola firma FAVIS del 26 novembre. Lo scritto del vicepresidente Corvaglia è del 24 novembre e si direbbe un’ulteriore replica indiretta ai libertari Maffia, Perduca e Poretti.

Il dirigente CeSAP annuncia una “notizia grave”: «Pare che la nostra cultura liberale e democratica sia a rischio.» Secondo alcuni, sono in pericolo «le stesse fondamenta della democrazia, cioè la libertà di pensiero e di culto.» A manifestare questa preoccupazione, ci dice Corvaglia, sono «gruppi di varia spiritualità e di terapie alternative [che] i loro maligni avversari non esitano a definire “sette”». Ad essi si affiancano dei «difensori dei diritti civili... volenterosi difensori di ... laicità pret-à-porter», una «scorta di difensori e qualche cavalier servente» rappresentati da «degnissime associazioni e partiti... sinceri libertari», i quali però corrono «in difesa di culti che potrebbero essere illiberali e nocivi.»

Corvaglia ritiene che sia in atto una «opera di strumentalizzazione» che «può avvenire solo grazie a un misto di fumo ideologico e totale ignoranza dei fatti.» Ignoranza di cosa?, ci chiede. «Di una quantità di cose che tende all’infinito.» Le più salienti sono, a suo avviso, le categorie delineate a suo tempo dallo studioso Massimo Introvigne, tra cui quelle di “movimenti contro le sette” e “movimenti anti-sette”. I primi, costituiti prevalentemente da cristiani, contestano le “sette” su base teologica e si concentrano sui creeds, le credenze. Tutte le credenze estranee o contrastanti con il Cristianesimo sarebbero nocive.

I “movimenti anti-sette”, costituiti prevalentemente da laici, sostengono invece di rispettare ogni tipo di credenza e di concentrarsi unicamente sui deeds (comportamenti), evidenziando quelli che a loro dire sarebbero dannosi e socialmente nocivi, quando non apertamente criminali. Perciò, se si parla di “antisette” si parla di rispetto della credenza e di focus sui soli comportamenti.

Il vicepresidente del CeSAP pare interpretare questa categorizzazione come una distinzione tra presunti  cattivi (i "contro le sette" che non rispettano l'altrui credenza) e presunti buoni (gli "antisette"), preoccupati unicamente del "bene comune".

A «causa [di] fumo ideologico e ignoranza », secondo Corvaglia:
abbiamo ora la ventura di assistere ad uno spettacolo realmente insano, quello di sinceri libertari che, non solo corrono in difesa di culti che potrebbero essere illiberali e nocivi, ma lo fanno schierandosi accanto ai fautori più noti dei movimenti confessionali “contro le sette”. Questi studiosi cristiani che, per loro ammissione stabiliscono cosa sia una setta o meno su basi esclusivamente teologica, sono, infatti, anch’essi balzati sul carro laicista e libertario per difendere i gruppi di spiritualità dall’attacco dei biechi “anti sette”. Promiscuità culturale, confusione mentale, contorsione logica. Anche questo sembrano ignorare i nostri templari della laicità. E’ chiaro che per arrivare ad esser spettatori di una simile mostruosa chimera sia necessario l’accecante fumo ideologico e che, per alzare tale fumo, la questione debba essere posta nei termini di una minaccia alla libertà di culto e di espressione che i movimenti “anti sette” non intendono minimamente mettere in discussione. Un vero specchietto per le allodole. Si potrà poi discutere sul concetto di “nocività sociale” o sulla scientificità di quello di “manipolazione mentale” (a cui i gruppi “contro le sette” negano dignità di esistenza) ma non si può ignorare che esistono anche gruppi coercitivi, congreghe che commettono reati e sfruttano i loro adepti, per cui non si può pregiudizialmente bollare come attacchi alla libertà religiosa ogni censura. Se ne dovrebbe essere consapevoli, ma, lo abbiamo detto, questa è una storia in cui ignoranza e inconsapevolezza giocano un ruolo centrale. [Neretto aggiunto]
Interessante. Ma credo sia meglio abbandonare la vaghezza e osservare la realtà. In Italia esistono innumerevoli “associazioni anti-sette” (ne ho contate una quindicina sotto le più diverse denominazioni), alcune delle quali (CeSAP, FAVIS, ARIS) si sono costituite in un “forum antisette”. L’analisi delle loro attività, dei loro siti web [2] e delle dichiarazioni del loro portavoce Maurizio Alessandrini [3] mi pare evidenzi una certa dose di quella «promiscuità culturale, confusione mentale, contorsione logica, accecante fumo ideologico» che Corvaglia attribuisce ad altri e non meglio specificati “cavalier serventi” e “utili idioti”.

Infatti, invece che interessarsi unicamente ai deeds dei gruppi che essi definiscono arbitrariamente “sette” (sull’unica scorta dei racconti di ex membri insoddisfatti e parenti preoccupati), tra le “sette distruttive” troviamo una ben nutrita schiera di creeds (credenze): New Age, terapie alternative, olismo, satanismo, occultismo, esoterismo, neopaganesimo, reiki, ecc.

È poi interessante notare come esistano strette interconnessioni operative e ideologiche tra le associazioni del “forum antisette”, il GRIS [4],  e l’Associazione Giovanni XXIII [5], due “movimenti contro le sette”.

Lorita Tinelli, presidente del CeSAP, è stata per anni Consigliere Nazionale GRIS; CeSAP e GRIS organizzarono convegni congiunti e continuano a farlo, anche con la partecipazione dell’ARIS. Il GRIS Rimini pubblicizza le attività CeSAP/FAVIS.

Il portavoce del “forum antisette” Maurizio Alessandrini, presidente FAVIS, è stato relatore alla conferenza “San Michele lotta contro il demonio: le sette” e anche a un convegno del 2011 patrocinato dal GRIS e organizzato dalla Associazione Giovanni XXIII di Don Aldo Bonaiuto; tra i relatori al medesimo convegno, tre rappresentanti del comitato scientifico della FAVIS: Anna Maria Giannini, Aureliano Pacciolla e Adolfo Morganti, quest’ultimo anche Consigliere Nazionale GRIS.

La Prof.ssa Giannini è membro pure del comitato scientifico del CeSAP. È stata docente al Corso di Esorcismo del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum (assieme a Pacciolla/FAVIS, Morganti/GRIS/FAVIS, Arlati/GRIS, Ferrari/GRIS, François Dermine/Presidente GRIS, Don Bonaiuto/Giov.XXIII) e relatrice al convegno “Le sette e l’occulto”, ancora assieme a Morganti/FAVIS/GRIS, Dermine/GRIS e a Don Bonaiuto. Naturalmente in tutto questo non c’è nulla di esecrabile. Lo riferisco unicamente per evidenziare l’intrecciarsi continuo delle stesse persone (comitati scientifici, convegni, corsi, audizioni in Commissione Senato, Squadra antisette della Polizia), evidentemente molto vicine alla Chiesa Cattolica e alle sue credenze. Questo intreccio è a mio avviso sintomatico della labilità dei confini tra “l’antisettarismo laicista” e il “contro settarismo teologico” che cita Corvaglia nel suo articolo, e che mi pare si riverberi anche nel modello ideologico/operativo della associazioni costituenti il “forum antisette”.

La voce “News” dell’homepage del sito ARIS Toscana linka una serie di trasmissionicontro le sette” di TV2000, emittente dei vescovi italiani, intitolata Vade Retro. Oltre a inchieste su “Fedi occulte in Versilia e dintorni” e “sette sataniche” (non va dimenticato che satanismo e occultismo rientrano a pieno titolo tra i creeds).

Mi pare evidente che se proprio vogliamo parlare di «fumo ideologico, promiscuità culturale, confusione mentale, contorsione logica... cavalier serventi... ignoranza di una quantità di cose che tende all’infinito», il numero di attori coinvolti si allarga a dismisura. Ben oltre gli interroganti radicali del Parlamento, il giornalista Maffia e chi, come me, ritiene che anche in Italia esistano delle “sette degli antisette”.

Come abbiamo visto, si direbbe che alcune associazioni “antisette” italiane siano preminentemente interessate ai creeds altrui, a cui attribuiscono ideologicamente una serie di deeds tutti da dimostrare, ma dati altrettanto ideologicamente per scontati. E in fondo è di questo che parla il lungo articolo di Maffia: di convinzioni personali e soggettive fatte passare per crimini altrui. Nulla da dire se ci si mantiene nell’ambito della credenza; diverso il caso se si sconfina nei deeds, per esempio con accuse false che portano innocenti a detenzioni e processi ingiusti. Eventi ben documentati dalle cronache giudiziarie ma su cui il vicepresidente del CeSAP glissa.

Nel suo articolo, Corvaglia fa alcune riflessioni interessanti:
Confondere vizi e crimini è cosa che i culti maggioritari tendono a fare, pretendendo talvolta la perseguibilità dei “vizi” – come avviene nelle teocrazie islamiche - ma ignorare i crimini e considerarli alla stregua di vizi, latu sensu, cioè di semplici originalità di comportamento dotate di diritto d’espressione e a cui si debba una difesa pregiudiziale, è un errore mortale proprio per la società democratica e liberale. [neretto aggiunto]
Sono del tutto d’accordo, tanto che io stessa ho ribadito il medesimo concetto, sebbene con parole diverse. Ciò che però non capisco è chi di preciso sarebbero questi «utili idioti e libertari di facciata» che ignorerebbero “i crimini” considerandoli “alla stregua di vizi”. I crimini sono quelli definiti dai codici di legge del proprio paese e da sentenze di tribunale; non dipendono dal personale quanto soggettivo sentire. In quel caso si parla allora di “vizi”, di cui la società liberale e democratica non si deve interessare. Inoltre, i crimini vengono commessi da singoli individui. Addossare a un gruppo intero l’eventuale comportamento criminale di suoi singoli membri crea pregiudizi, criminalizzazioni e soprattutto sofferenze e abusi gratuiti [6]. 
Si potrà poi discutere sul concetto di “nocività sociale” o sulla scientificità di quello di “manipolazione mentale” (a cui i gruppi “contro le sette” negano dignità di esistenza) ma non si può ignorare che esistono anche gruppi coercitivi, congreghe che commettono reati e sfruttano i loro adepti, per cui non si può pregiudizialmente bollare come attacchi alla libertà religiosa ogni censura.
Mi pare che il vicepresidente del CeSAP consideri mero esercizio mentale accessorio la discussione del «concetto di “nocività sociale” o sulla scientificità di quello di “manipolazione mentale”». Si tratta però del punto centrale da sviscerare al fine di «non confondere vizi e crimini».

Ora: essere “setta” non è un crimine; Corvaglia stesso ci ricorda che «una società realmente aperta tollera delle piccole società chiuse al suo interno.» Protestare e chiedere conto dell’esistenza e dell’operato di una “Squadra Antisette” della Polizia di Stato non è certo “ignorare” un qualsivoglia crimine, quanto piuttosto chiedersi e chiedere dove sia il confine tra “crimine” e “vizio”, a maggior ragione se gli informatori/referenti privilegiati di una squadra speciale della polizia non sembrano sempre capaci di distinguere tra immorale, pericoloso e illegale. Le prime due categorie sono del tutto soggettive, la terza invece è oggettivata dai codici di legge, ed è l’unica che ci deve interessare.

Inoltre, le associazioni “antisette” su cui l’On. Perduca interroga il Parlamento si stanno battendo da anni per rendere reato la cosiddetta “manipolazione mentale” [7]:  discutere della sua scientificità non è un esercizio accessorio su cui «si potrà poi discutere». È invece imperativo capire dove finisce il “vizio” e dove comincia il “crimine” prima di fare una legge che riguarda tutti. In caso contrario, reintrodurre il vecchio plagio sarebbe confondere «crimini e vizi... un errore mortale proprio per la società democratica e liberale», un attentato alla libertà di coscienza, di credenza, di associazione. Ciò di cui evidentemente si preoccupano quelli che Corvaglia definisce “utili idioti e libertari di facciata”.

La “manipolazione mentale” è un concetto più vasto del cielo ed è innegabilmente part and parcel di ogni interazione umana [8]:  ogni volta che si cerca di convincere qualcun altro a cambiare idea, che si racconta una bugia, che ci si affida a mezze verità, che si forniscono visioni parziali e relative di qualcosa, che si fa leva sull’emotività, sui sensi di colpa e di inadeguatezza, sulla paura, si sta cercando, più o meno consapevolmente ed efficacemente, di manipolare mentalmente l’altro.

L’opera informativa portata avanti da alcune associazioni “antisette” sulle tecniche di manipolazione e sul loro uso è sicuramente meritoria. Ma proprio perché la manipolazione mentale è utilizzata dall’intera specie umana fin dalla notte dei tempi e non è prerogativa esclusiva dei gruppi religiosi minoritari (“sette”) invisi alla Chiesa Cattolica, volerla rendere un reato mi pare indicativo di confusione tra “crimine e vizi” o, per citare Corvaglia, «fumo ideologico» e «totale ignoranza dei fatti che tende all’infinito».

Note:

1. Suppongo sia in quella veste che Corvaglia ha prodotto una “relazione tecnica su Arkeon” che la presidente del CeSAP Lorita Tinelli ha presentato alla Commissione Giustizia del Senato che sta discutendo di “Disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette sette”. In seguito il documento è stato tolto dall’elenco di pubblica consultazione, suppongo dopo le severe quanto fondate critiche di un affiliato Arkeon.
La relazione di Corvaglia è però ancora reperibile online: una analisi costruita solo sulle dichiarazioni di alcune parti lese di un processo e dai loro testimoni di parte, senza avere mai scambiato una parola con i praticanti soddisfatti, mai fatto “osservazione partecipante”, ecc. Su questa visione parziale e pregiudizievole, lo psicologo Corvaglia è giunto alla conclusione che Arkeon fosse una “psicosetta” e «un gruppo che esercita una persuasione coercitiva.» La sentenza di primo grado contro 11 maestri del gruppo, però, dirà il contrario.

2. Sito ARIS, sito CeSAP , sito FAVIS. Tutte e tre sono associazioni membre permanenti della FECRIS, la "Fédération Européenne des Centres de Recherche et d'Information sur le Sectarisme" recentemente oggetto di uno studio molto critico pubblicato dalla Technische Universität Dresden sotto l’egida di Human Rights Without Frontiers. Qui alcuni estratti tradotti in italiano.

3. Si veda qui.

4. Gruppo di Ricerca e Informazione Socioreligiosa della Chiesa Cattolica, riconosciuto dalla CEI. Prima della gestione disastrosa del caso Marco Dimitri/Bambini di Satana si chiamava Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette.

5. L’Associazione Giovanni XXIII di Rimini gestisce, tramite Don Aldo Bonaiuto, il Numero Verde Antisette, di cui si avvale la Squadra Antisette della Polizia di Stato.

6. È significativo constatare come la condotta illecita di fine anni ’90 di un solo, singolo maestro di Arkeon condannato per due episodi di abuso sessuale privato sia diventata “abusi sessuali dell’adepto”, “stupro” e “violenza di gruppo”. Si veda qui.

7. Ho letto due relazioni del Dott. Corvaglia, la già citata "relazione tecnica su Arkeon", una analisi parziale e indiretta di pochissime fonti, tutte pregiudizievoli, per giungere alla conclusione che il gruppo era una una «pericolosa organizzazione che attua la manipolazione mentale al fine di... produrre la loro [dei seguaci] rovina psicologica, fisica ed economica» e quest'altro documento, dove l'analisi di un unico caso di una ragazza affetta da grossi problemi comportamentali che trova sollievo in un gruppo religioso, viene generalizzato fino a sostenere senz'ombra di dubbio che quell'intera comunità pratica la "coercizione psicologica", cioè il plagio. Sono documenti come questi che ci fanno capire come e contro chi verrebbe usata una eventuale legge sulla manipolazione mentale.

8. A questo proposito mi pare interessante citare il libro Tecniche di Controllo Mentale – analisi e contromisure (Aurelia Ed., Asolo, 2004), di Matteo Rampin, psichiatra e psicoterapeuta, studioso di illusionismo, comunicazione persuasiva e psicologia dell’inganno, in cui si parla per esempio dell’arma della metafora, della poesia, dell’arte retorica, di politica, del “fascino della divisa” e di molto, molto altro.

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