02 nov 2014

Replica all'articolo "Il controverso caso Narconon: l’insopportabile parabola di un regime"

Informazioni su Narconon/Scientology e relazioni dottrinali. Riflessioni di Simonetta Po, curatrice del sito "Allarme Scientology", sull'articolo di Camillo Maffia comparso su Agenzia Radicale il 15 ottobre 2014. 
(Inviato a Camillo Maffia per Agenzia Radicale il 19 ottobre 2014 con preghiera di pubblicazione integrale. Richiesta non accolta).

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Gentile Maffia, 


forte della competenza che mi ha gentilmente riconosciuto nel suo recente articolo sui Centri Narconon, ritengo doveroso fare alcune precisazioni. 

Le connessioni tra Narconon e Scientology non derivano unicamente – come lei suggerisce – dal lavoro di William Benitez che si ispirò a un libro di L. Ron Hubbard (fondatore della Chiesa di Scientology). Vanno ben oltre. Per quanto riguarda l'Italia, a confermarlo ci sono la sentenza della Corte di Cassazione del 2000 e le indagini della Procura di Milano negli Anni '80. In USA, molto interessante è l'accordo del 1993 tra Church of Scientology e Internal Revenue Service. Tra le “Scientology-related entities” oggi esentasse, figurano anche Narconon International e ABLE (Association for Better Living and Education), l'organizzazione ombrello da cui Narconon dipende

A ulteriore conferma degli stretti legami operativi tra Narconon e Chiesa di Scientology c'è poi la recente testimonianza di Lucas Catton, per un certo periodo Presidente di Arrowhead - l'ammiraglia statunitense di Narconon, il quale racconta di aver operato alle dirette dipendenze della Presidente della già citata ABLE International. Soltanto i membri della Sea Organization, la élite della Chiesa di Scientology, possono lavorare in ABLE. 

Riassumendo: Narconon dipende da ABLE, che a sua volta dipende dalla più alta gerarchia della Chiesa di Scientology. Sono legami ideologici e confessionali, ma soprattutto operativi e direttivi che però continuano a venire sottaciuti, minimizzati o addirittura negati dai centri Narconon. 

A parte una poco simpatica mancanza di trasparenza, c'è la questione ben più importante della libertà religiosa, una libertà anche negativa: libertà di non praticare rituali religiosi, di non avere a che fare con organizzazioni religiose, di non finanziarle. Tuttavia, pazienti Narconon e loro parenti non vengono informati che, come vedremo in seguito, tutto il programma disintossicante per cui pagano cifre considerevoli (oltre 20.000 euro per qualche mese di degenza) è in realtà religioso, basato su precetti, pratiche, rituali e credenze religiose

Questo è soltanto uno degli aspetti delle molte controversie che circondano Narconon, che scaturiscono dalla realtà pratica e operativa dei centri e che hanno poco a che fare con la “parabola del regime” citata nel titolo del suo articolo. 

Contrariamente a quanto da lei scritto, in Italia la vicenda Narconon inizia molto prima della “improvvisa chiusura” del dicembre 1986. Quella chiusura fu solo il culmine di un'attività investigativa in corso da anni; lo stesso maxi-processo contro i vertici italiani di Scientology da lei citato prese avvio dai numerosi esposti e denunce presentati in tutta Italia da pazienti Narconon e loro parenti, i quali si sentivano truffati e lamentavano condizioni igienico-sanitarie del tutto inadeguate. Ben prima di quel dicembre 1986, infatti, le autorità avevano ordinato la chiusura per motivi strutturali e igienico-sanitari dei centri Narconon di Civitella di Romagna (Fc), Prazzo (Cn), Prata (Pn) e Ronago (Co). 

L'ordinanza di rinvio a giudizio di 140 operatori Narconon/Scientology del 1988 cita per esempio una nota del Ministero della Sanità del 1985 in cui si fa presente che “per quanto più volte ed in più occasioni siano state richieste ai responsabili di tali centri informazioni dettagliate sulla metodologia adottata e sui risultati conseguiti, nessuna notizia diretta è pervenuta alla scrivente direzione. Ciò contribuisce peraltro ad aggravare piuttosto che a dissipare i dubbi e le perplessità che si nutrono sulla "terapeuticità" dei trattamenti effettuati dal Narconon.[...]”. 

Ben prima di quel dicembre 1986 le diverse Procure si erano occupate di assenza di permessi e licenze; di decessi e tentati suicidi; di una rapina commessa da alcuni operatori e ospiti del centro Narconon di Grosseto. 

Un rapporto dei NAS di Genova del 1981 sulla comunità Narconon di Pallare delinea una realtà ben diversa dal ritratto sereno che lei suggerisce in riferimento agli Anni '80. Eccone uno stralcio tratto dall'ordinanza di rinvio a giudizio del 1988: 

… in tutti i locali vigeva il massimo disordine e vi erano profonde carenze igienico sanitarie. Infatti in ogni locale venivano constatate evidenti tracce di sporcizia accentuate dalla presenza di numerosi cani e gatti che circolavano indisturbati al loro interno lasciando anche i loro escrementi sui pavimenti. In cucina, oltre allo sterco degli animali domestici, si notavano pentole, piatti posate ed utensili con evidenti tracce di unto e gli stessi erano sparsi disordinatamente in tutto il locale; nel frigorifero si notavano tracce di ruggine, sangue essiccato, muffe ed unto di vario genere. Veniva rilevato che la quasi totalità di derrate alimentari custodita nelle dispense risultavano essere insufficienti per il mantenimento di così tante persone. 
L’unico bagno funzionante, ubicato al piano superiore dello stabile, presentava notevoli carenze igieniche e doveva bastare a soddisfare le esigenze dell'intera comunità (ben 33 persone) con tutti i problemi derivanti dalla forzata promiscuità; inoltre in quel vano, come si rileverà più avanti, molti ospiti della comunità usavano iniettarsi o fumare sostanze stupefacenti con gravi rischi per l’incolumità personale. 
Le condizioni igieniche si rivelavano ancor più precarie nelle stanze adibite a dormitorio delle persone ospitate; basti pensare che in una stanza di circa 12 metri quadrati erano contenuti ben 10 letti a castello […] in quelle stanze come del resto in tutto l'immobile l’aria era viziata e maleodorante”. 

La situazione di precarietà era nota alla dirigenza ben prima della chiusura del 1986. Tra i documenti agli atti del maxi-processo risulta infatti una lettera inviata da un avvocato del movimento a Giovanni Zanella, all'epoca dirigente Narconon e oggi dirigente della Chiesa di Scientology d'Italia. Nella missiva il legale intendeva sottolineare “che la situazione dei centri è tale che non c’è da meravigliarsi che non vi siano riconoscimenti degli organi pubblici”. Aggiungeva che “quelle disfunzioni dei centri non possono essere riferite alla mancanza dei soldi perché una lettura anche superficiale dei bilanci lo impedirebbe”. 

Dopo i sequestri giudiziari del 1986 cominciarono ad arrivare i rapporti su ciò che i NAS di varie provincie avevano rilevato. Il comando di Milano redasse un rapporto riassuntivo in cui evidenziò, tra le altre cose, che: 
le comunità Narconon non vogliono obiettivi, rifiutano linee e criteri di indirizzo delle autorità pubbliche, rigettano qualsiasi attività di controllo […] il metodo, semplicistico ed illecito è stato censurato dall’Istituto Superiore di sanità e dai medici dell’U.S.L. n.6 Bormida […] le condizioni di vivibilità all’interno dei Narconon superano le fantasie più fertili […] igiene inesistente, dormitori a castello su tre piani in spazi ristrettissimi, mancanza di ogni forma di riscaldamento, sanitari fuori uso, vitto inadeguato, punizioni umilianti per chi, comandato a rastrellare in giro quattrini, avesse avuto la disavventura di rientrare al Narconon con pecunio inferiore alle attese. […] Altro aspetto allarmante dal punto di vista igienico sanitario è rappresentato dal degrado in cui versavano gli ambienti destinati ad accogliere i conviventi sia dalle inesistenti misure di prevenzione circa il rischio di diffusione di malattie tipiche dei tossicodipendenti quali l’epatite virale, l’AIDS ecc. in considerazione anche della condizione di promiscuità in cui vivevano gli ospiti, dell’uso comune di oggetti personali, del confezionamento del vitto da parte di soggetti ad alto rischio. (cfr. relazione sanitaria del medico della USSL) [...] collaboratori che continuano tranquillamente a drogarsi […] all’alloggiamento provvedono gli stessi ospiti (materassi, coperte, lenzuola); per quanto riguarda l’alimentazione le spese erano ridotte al minimo (in più fascicoli personali si legge che per mancanza di soldi non si erano potute acquistare verdure o altri alimenti di prima necessità) oltre al fatto che, al momento della perquisizione nei locali del Narconon non sono state rinvenute derrate alimentari sufficienti al fabbisogno di una comunità di circa 40 persone”. 

E' sicuramente inquietante che, a seguito dei raid, “centinaia di tossicodipendenti in crisi d'astinenza” furono “lasciati a vagare nelle campagne”, come lei scrive. Altrettanto inquietanti erano però le condizioni in cui, secondo quanto rilevato dai NAS, avevano vissuto quelle stesse centinaia di giovani affidati alle costose pratiche religiose Narconon. 

Parimenti inquietante fu la scoperta, mostrata dai documenti interni sequestrati, di svariate decine di casi di uso di sostanze stupefacenti all’interno dei centri, anche da parte del personale Narconon. 

Sono felice che le condizioni da lei rilevate nella sua recente visita siano del tutto diverse, quasi idilliache, rispetto agli Anni '80. 

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Ho letto con interesse la perizia dei dottori Gulino e Cozzula citata nel suo articolo e ampiamente pubblicizzata dai siti Narconon italiani. Ma più che di un “considerevole tasso di successo nella riabilitazione”, parlerei di successo nella disintossicazione fisica dei pazienti al momento della dimissione, traguardo minimo che ci si attende al termine di un iter disintossicante “drug-free”. Sappiamo bene, però, che la riabilitazione va ben oltre la disintossicazione fisica. 

Le conclusioni della perizia sono: “preliminari e propedeutiche a un follow up multicentrico” i cui risultati “saranno presentati una volta completata la fase di validazione dei dati raccolti riguardanti gli altri centri europei.” Nonostante da quella perizia siano trascorsi ormai un paio d'anni, non ho trovato ulteriori dati o informazioni in merito a questo “studio multicentrico europeo”. 

Gulino e Cozzula (entrambi professionalmente impiegati in Piemonte) hanno lavorato su un campione esiguo e distante: i 62 pazienti ospitati nel 2012 dal centro di Melendugno (Lecce), a mille chilometri dalla loro sede operativa. Eppure un centro Narconon opera da anni a Villafranca d'Asti, molto più vicino e controllabile. 

I periti non specificano se i prelievi sangue/urine sono stati eseguiti personalmente, se affidati agli operatori del centro o a personale diverso. 

Per quanto riguarda “la fase di valutazione a distanza di tempo – follow up a distanza”, gli esperti scrivono che “non è stato possibile rintracciare soggetti già usciti dal programma”. Ritengo la cosa decisamente preoccupante, stante l'ormai più che trentennale presenza di Narconon in Italia. Il follow-up è essenziale per valutare il tasso di successo riabilitativo del programma. 

I due periti hanno così deciso di “sottoporre [i 19] operatori della comunità alla stessa batteria di esami a cui sono stati sottoposti i soggetti presenti nel percorso riabilitativo alla dimissione del programma.” Ovviamente è sperabile che oggi, a differenza di quanto rilevato dai NAS a fine Anni '80, tutti gli operatori Narconon usciti dal programma abbiano definitivamente smesso di assumere sostanze, siano in buone condizioni psico-fisiche, siano socialmente integrati. 

Gulino e Cozzula ci informano che la seconda fase del programma Narconon consiste in sedute di sauna. Philippe Laburthe-Tolra, antropologo, etnologo, già professore emerito alla Sorbona, testimone della difesa al recente processo parigino che ha condannato Scientology per truffa, sostiene che tali sedute sono un rituale religioso internamente definito “Rundown di Purificazione”. La perizia non spiega se, come, quanto e per quali sostanze tale rituale religioso abbia inciso sulla disintossicazione fisica. In fondo potrebbe pure risultare del tutto ininfluente per alcuni agenti tossici, o per tutti. 

La perizia italiana contrasta con quelle stilate in precedenza da loro colleghi stranieri; interessanti sono anche il giudizio di Maurizio Coletti, presidente di Itaca Italia (Narconon “è considerata generalmente fuori da ogni consesso scientifico e istituzionale a livello europeo. Tanto che non è stata ammessa nel Forum of Civil Society, un coordinamento di 35 grandi associazioni che operano sulle dipendenze costituito dalla Commissione europea”) e quello del Presidente del CeiS di Modena. 

La seconda fase del programma consiste di “seminari sulla comunicazione, sull’etica e sulla responsabilità verso sé stessi, la famiglia e la società”. Sono in possesso dei testi utilizzati da Narconon e posso affermare che si tratta di quei corsi di base/introduttivi alla religione Scientology offerti da tutte le sue chiese. 

Durante l'astinenza, “gli assistenti del centro Narconon praticano all'ospite assistenza continua che permette di alleviare qualsiasi sintomo dovesse verificarsi”. Si tratta di pratiche religiose, come ci spiega un opuscolo rinvenibile sul sito dei Ministri Volontari della Chiesa di Scientology. “I fattori delle assistenze” sono infatti “un procedimento di Scientology che serve ad alleviare una sofferenza del presente. [...] I procedimenti di Scientology sono molto numerosi e le assistenze formano una categoria distinta.” 

Infine, il sito ufficiale di Scientology così presenta “I Fondamenti del Pensiero” – libro che ispirò il detenuto Benitez: “Descritto da L. Ron Hubbard come il Libro Uno di Scientology. Contiene le Condizioni dell’Esistenza, le Otto Dinamiche, il Triangolo di ARC, le Parti dell’Uomo, la completa analisi de La Vita come un Gioco […]. In un solo libro, quindi, abbiamo il punto di partenza della disseminazione di Scientology a persone di ogni dove.” 

Riassumendo, il programma Narconon è Scientology in quanto: 
  • è un programma interamente religioso basato sulle credenze del movimento; 
  • si fonda sui precetti della “Bibbia” Scientology; 
  • si avvale di rituali e pratiche religiose
  • dipende da una “Scientology-related entity” (ABLE) il cui personale è composto esclusivamente da membri della élite ecclesiastica del movimento (Sea Organization). 
Narconon potrebbe ben essere “un percorso di riabilitazione funzionale con un considerevole tasso di successo” sebbene, come abbiamo visto, altri esperti sostengano il contrario. Ma la questione è un'altra e riguarda i diritti umani e la libertà religiosa: 
  • libertà di non doversi sottoporre a rituali e pratiche religiose per riabilitarsi dalla droga; 
  • libertà di non dover sposare credenze religiose
  • libertà di non dover finanziare a propria insaputa un movimento religioso di cui si potrebbero ignorare e/o non condividere ideologie, credenze, pratiche. 
Sottacere, minimizzare o addirittura negare i rapporti fideistici e operativo-direttivi tra Narconon e Chiesa di Scientology significa negare questo diritto. 

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E' vero che, stante l'impegno che da quasi 20 anni dedico alla gestione del mio sito di informazione critica sul movimento, le molestie ricevute dalla Chiesa di Scientology e dai suoi affiliati sono da considerarsi al “minimo sindacale”. Tuttavia, la mia affermazione va correttamente contestualizzata. 

La Chiesa di Scientology si è guadagnata la reputazione di movimento ostile verso chi la critica; tale ostilità è stata sperimentata e documentata in tribunale da un lungo elenco di giornalisti, testate, ex membri e critici, e questo è uno dei tanti motivi di controversia che la circondano. “Scientology non è una religione porgi-l'altra-guancia”, come disse uno dei suoi portavoce a un giornalista del Time. 

Due dei motti del fondatore, fatti propri dai fedeli, sono: 
  • attacca chi ti attacca” (demoliscilo con attacchi ad hominem); 
  • lo scopo di un'azione legale è molestare e scoraggiare, piuttosto che vincere. La legge può essere facilmente usata per molestare...”. 
Quando nel 1997 decisi di aprire un sito di informazione critica su Scientology – e poi un newsgroup dedicato – avevo già letto decine di procedimenti e testimonianze di pedinamenti, di gente che fruga tra i rifiuti, di campagne diffamatorie, di molestie a parenti e amici, di sabotaggi e atti assortiti di vandalismo, di cause legali insussistenti, di costruzione di prove false, addirittura di tentati omicidi. 

In questi quasi 20 anni di informazione critica su Scientology ho subito diverse molestie, tra cui una azione legale insussistente intentatami dalla onlus “Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani”/CCDU, una di quelle entità Scientology che – al pari di Narconon – taciono, minimizzano o addirittura negano il collegamento operativo/direttivo con la Chiesa di Scientology. 

Nel 2006 scrissi su un newsgroup che “La Chiesa di Scientology, tramite il CCDU, sta raccogliendo fondi [...]”. Roberto Cestari, presidente del CCDU, mi querelò. In denuncia sostenne che “dopo aver fatto riferimento al fatto che il CCDU è parte integrante della Chiesa di Scientology e che a suo dire - e la signora pare molto bene informata sugli interna corporis, almeno, lo vuol dare a vedere - ingloberebbe CCDU, si spingeva ad affermare: […] L'affermazione, oltrechè completamente falsa è massimamente diffamatoria.” (per una analisi della vicenda si veda questo mio articolo). 

Una entità di Scientology si sentiva diffamata dall'essere accostata a Scientology. Il GIP di Milano, viste le prove da me fornite, decise per un non luogo a procedere. Roberto Cestari/CCDU/Scientology ricorse in Cassazione, la quale confermò la decisione del GIP. 

La sentenza della Suprema Corte è decisamente interessante. Tra le altre cose vi si legge che: “Nelle affermazioni della Po è […] rinvenibile la fondata accusa di una mancata trasparenza. [La Po] afferma, e fondatamente, che manca comunque la piena trasparenza […] in violazione del dovere morale di chiarezza e sincerità che vincola qualsiasi ente, quando si rivolge alla collettività e ne chiede consenso morale e sovvenzione materiale.” [enfasi aggiunte]. 

La “mancanza di trasparenza” (con utenti, politici, giornalisti e la collettività in generale) sembra essere un vezzo e un vizio delle “Scientology-related entities”. 

Una causa insussistente portata fino in Cassazione è una molestia reale che mi è costata svariate migliaia di euro, seppur inquadrabile al “minimo sindacale” nell'economia di una ricchissima multinazionale della spiritualità come la Chiesa di Scientology. E' al “minimo sindacale” se paragonata a quanto dovette subire per esempio la giornalista Paulette Cooper, ma resta una grave molestia contro chi ha detto semplicemente la verità. 

Se è vero che pedinamenti, foto scattate di nascosto e pubblicate in Internet, campagne diffamatorie al paesello in cui vivo e in Internet, e cause tanto pretestuose quanto costose possono essere considerate il “minimo sindacale” rispetto a ciò che altri hanno dovuto subire, è altrettanto vero che si tratta di una quantità considerevole di molestie che non andrebbe sottovalutata né minimizzata. Se può essere vero che in alcuni casi la Chiesa di Scientology è stata “perseguitata dal regime”, è altrettanto vero che la stessa non si è risparmiata in tema di persecuzione dei suoi critici. 

Tra i diritti umani fondamentali che noi tutti vogliamo difendere c'è quello di opinione; molestare chi esprime la sua opinione è una chiara violazione dei diritti umani fondamentali. 

Sono senz'altro d'accordo con le sue severe critiche alle associazioni cosiddette “antisette” e alla “Squadra Antisette” della Polizia di Stato, e anche io vorrei sapere che cosa fa, quanto ci costa, quali sono le qualifiche dei suoi “referenti privilegiati”. Condivido pienamente l'assurdità di distinguere surrettiziamente tra “religioni” e “sette”, e tutte le tragedie umane che tale assurda distinzione si porta dietro. Ma i fatti sono e restano fatti. Sottacerli, minimizzarli, negarli è comunque e sempre esecrabile. 

Cordiali saluti 
Simonetta Po 



16 dic 2012

“Utili idioti e libertarismo di facciata”, replica a un articolo del Dott. Luigi Corvaglia


A fine novembre 2012, alcuni siti/blog “antisette” hanno ampiamente pubblicizzato (si veda per esempio qui, qui, qui) un articolo intitolato Utili idioti e libertarismo di facciata del Dott. Luigi Corvaglia (psicologo, psicoterapeuta, Collaboratore della cattedra di Criminologia e Psichiatria dell'Università del Salento, Dirigente Psicologo DDP ASL BA).

Il Dott. Corvaglia è vicepresidente del CeSAP (Centro Studi Abusi Psicologici di Noci), «nell'ambito del quale dirige particolare attenzione alle tecniche di manipolazione delle coscienze nei gruppi coercitivi.[1]» È anche membro del suo comitato scientifico ed è uno degli esperti da contattare.

L’articolo di Corvaglia è interessante. Se non altro perché è scritto in modo tanto contorto da doverlo leggere più volte e perché, anche così, non si capisce ancora bene di che cosa e di chi stia parlando. O meglio: si capisce che ce l’ha con chi stigmatizzerebbe «qualcuno come la “setta degli anti-sette”». Poiché anche io, assieme a Mario Aletti e a Raffaella Di Marzio della Società italiana di Psicologia della Religione, sono tra chi ha usato la definizione “sette degli antisette”, mi sento tirata in ballo: anche io tra gli “utili idioti” paventati dall’autore?

Certa che il lettore ignaro e distratto faticherà a identificare il palcoscenico e gli attori di cui parla in modo vago Corvaglia, cercherò di contestualizzare il suo articolo.

Il 5 novembre 2012 gli On. radicali Perduca e Poretti hanno presentato una interrogazione parlamentare sull’operato della Squadra Antisette della Polizia di Stato e sui suoi referenti privilegiati, Don Bonaiuto ("Telefono Antisette occulte") e un forum di associazioni a cui appartiene anche il CeSAP. Il 14 novembre, Camillo Maffia di Agenzia Radicale ha commentato l’interrogazione in un lungo articolo che ha ricevuto ben tre repliche del forum: una il 17 novembre, una il 23 novembre e un’ulteriore precisazione a sola firma FAVIS del 26 novembre. Lo scritto del vicepresidente Corvaglia è del 24 novembre e si direbbe un’ulteriore replica indiretta ai libertari Maffia, Perduca e Poretti.

Il dirigente CeSAP annuncia una “notizia grave”: «Pare che la nostra cultura liberale e democratica sia a rischio.» Secondo alcuni, sono in pericolo «le stesse fondamenta della democrazia, cioè la libertà di pensiero e di culto.» A manifestare questa preoccupazione, ci dice Corvaglia, sono «gruppi di varia spiritualità e di terapie alternative [che] i loro maligni avversari non esitano a definire “sette”». Ad essi si affiancano dei «difensori dei diritti civili... volenterosi difensori di ... laicità pret-à-porter», una «scorta di difensori e qualche cavalier servente» rappresentati da «degnissime associazioni e partiti... sinceri libertari», i quali però corrono «in difesa di culti che potrebbero essere illiberali e nocivi.»

Corvaglia ritiene che sia in atto una «opera di strumentalizzazione» che «può avvenire solo grazie a un misto di fumo ideologico e totale ignoranza dei fatti.» Ignoranza di cosa?, ci chiede. «Di una quantità di cose che tende all’infinito.» Le più salienti sono, a suo avviso, le categorie delineate a suo tempo dallo studioso Massimo Introvigne, tra cui quelle di “movimenti contro le sette” e “movimenti anti-sette”. I primi, costituiti prevalentemente da cristiani, contestano le “sette” su base teologica e si concentrano sui creeds, le credenze. Tutte le credenze estranee o contrastanti con il Cristianesimo sarebbero nocive.

I “movimenti anti-sette”, costituiti prevalentemente da laici, sostengono invece di rispettare ogni tipo di credenza e di concentrarsi unicamente sui deeds (comportamenti), evidenziando quelli che a loro dire sarebbero dannosi e socialmente nocivi, quando non apertamente criminali. Perciò, se si parla di “antisette” si parla di rispetto della credenza e di focus sui soli comportamenti.

Il vicepresidente del CeSAP pare interpretare questa categorizzazione come una distinzione tra presunti  cattivi (i "contro le sette" che non rispettano l'altrui credenza) e presunti buoni (gli "antisette"), preoccupati unicamente del "bene comune".

A «causa [di] fumo ideologico e ignoranza », secondo Corvaglia:
abbiamo ora la ventura di assistere ad uno spettacolo realmente insano, quello di sinceri libertari che, non solo corrono in difesa di culti che potrebbero essere illiberali e nocivi, ma lo fanno schierandosi accanto ai fautori più noti dei movimenti confessionali “contro le sette”. Questi studiosi cristiani che, per loro ammissione stabiliscono cosa sia una setta o meno su basi esclusivamente teologica, sono, infatti, anch’essi balzati sul carro laicista e libertario per difendere i gruppi di spiritualità dall’attacco dei biechi “anti sette”. Promiscuità culturale, confusione mentale, contorsione logica. Anche questo sembrano ignorare i nostri templari della laicità. E’ chiaro che per arrivare ad esser spettatori di una simile mostruosa chimera sia necessario l’accecante fumo ideologico e che, per alzare tale fumo, la questione debba essere posta nei termini di una minaccia alla libertà di culto e di espressione che i movimenti “anti sette” non intendono minimamente mettere in discussione. Un vero specchietto per le allodole. Si potrà poi discutere sul concetto di “nocività sociale” o sulla scientificità di quello di “manipolazione mentale” (a cui i gruppi “contro le sette” negano dignità di esistenza) ma non si può ignorare che esistono anche gruppi coercitivi, congreghe che commettono reati e sfruttano i loro adepti, per cui non si può pregiudizialmente bollare come attacchi alla libertà religiosa ogni censura. Se ne dovrebbe essere consapevoli, ma, lo abbiamo detto, questa è una storia in cui ignoranza e inconsapevolezza giocano un ruolo centrale. [Neretto aggiunto]
Interessante. Ma credo sia meglio abbandonare la vaghezza e osservare la realtà. In Italia esistono innumerevoli “associazioni anti-sette” (ne ho contate una quindicina sotto le più diverse denominazioni), alcune delle quali (CeSAP, FAVIS, ARIS) si sono costituite in un “forum antisette”. L’analisi delle loro attività, dei loro siti web [2] e delle dichiarazioni del loro portavoce Maurizio Alessandrini [3] mi pare evidenzi una certa dose di quella «promiscuità culturale, confusione mentale, contorsione logica, accecante fumo ideologico» che Corvaglia attribuisce ad altri e non meglio specificati “cavalier serventi” e “utili idioti”.

Infatti, invece che interessarsi unicamente ai deeds dei gruppi che essi definiscono arbitrariamente “sette” (sull’unica scorta dei racconti di ex membri insoddisfatti e parenti preoccupati), tra le “sette distruttive” troviamo una ben nutrita schiera di creeds (credenze): New Age, terapie alternative, olismo, satanismo, occultismo, esoterismo, neopaganesimo, reiki, ecc.

È poi interessante notare come esistano strette interconnessioni operative e ideologiche tra le associazioni del “forum antisette”, il GRIS [4],  e l’Associazione Giovanni XXIII [5], due “movimenti contro le sette”.

Lorita Tinelli, presidente del CeSAP, è stata per anni Consigliere Nazionale GRIS; CeSAP e GRIS organizzarono convegni congiunti e continuano a farlo, anche con la partecipazione dell’ARIS. Il GRIS Rimini pubblicizza le attività CeSAP/FAVIS.

Il portavoce del “forum antisette” Maurizio Alessandrini, presidente FAVIS, è stato relatore alla conferenza “San Michele lotta contro il demonio: le sette” e anche a un convegno del 2011 patrocinato dal GRIS e organizzato dalla Associazione Giovanni XXIII di Don Aldo Bonaiuto; tra i relatori al medesimo convegno, tre rappresentanti del comitato scientifico della FAVIS: Anna Maria Giannini, Aureliano Pacciolla e Adolfo Morganti, quest’ultimo anche Consigliere Nazionale GRIS.

La Prof.ssa Giannini è membro pure del comitato scientifico del CeSAP. È stata docente al Corso di Esorcismo del Pontificio Ateneo Regina Apostolorum (assieme a Pacciolla/FAVIS, Morganti/GRIS/FAVIS, Arlati/GRIS, Ferrari/GRIS, François Dermine/Presidente GRIS, Don Bonaiuto/Giov.XXIII) e relatrice al convegno “Le sette e l’occulto”, ancora assieme a Morganti/FAVIS/GRIS, Dermine/GRIS e a Don Bonaiuto. Naturalmente in tutto questo non c’è nulla di esecrabile. Lo riferisco unicamente per evidenziare l’intrecciarsi continuo delle stesse persone (comitati scientifici, convegni, corsi, audizioni in Commissione Senato, Squadra antisette della Polizia), evidentemente molto vicine alla Chiesa Cattolica e alle sue credenze. Questo intreccio è a mio avviso sintomatico della labilità dei confini tra “l’antisettarismo laicista” e il “contro settarismo teologico” che cita Corvaglia nel suo articolo, e che mi pare si riverberi anche nel modello ideologico/operativo della associazioni costituenti il “forum antisette”.

La voce “News” dell’homepage del sito ARIS Toscana linka una serie di trasmissionicontro le sette” di TV2000, emittente dei vescovi italiani, intitolata Vade Retro. Oltre a inchieste su “Fedi occulte in Versilia e dintorni” e “sette sataniche” (non va dimenticato che satanismo e occultismo rientrano a pieno titolo tra i creeds).

Mi pare evidente che se proprio vogliamo parlare di «fumo ideologico, promiscuità culturale, confusione mentale, contorsione logica... cavalier serventi... ignoranza di una quantità di cose che tende all’infinito», il numero di attori coinvolti si allarga a dismisura. Ben oltre gli interroganti radicali del Parlamento, il giornalista Maffia e chi, come me, ritiene che anche in Italia esistano delle “sette degli antisette”.

Come abbiamo visto, si direbbe che alcune associazioni “antisette” italiane siano preminentemente interessate ai creeds altrui, a cui attribuiscono ideologicamente una serie di deeds tutti da dimostrare, ma dati altrettanto ideologicamente per scontati. E in fondo è di questo che parla il lungo articolo di Maffia: di convinzioni personali e soggettive fatte passare per crimini altrui. Nulla da dire se ci si mantiene nell’ambito della credenza; diverso il caso se si sconfina nei deeds, per esempio con accuse false che portano innocenti a detenzioni e processi ingiusti. Eventi ben documentati dalle cronache giudiziarie ma su cui il vicepresidente del CeSAP glissa.

Nel suo articolo, Corvaglia fa alcune riflessioni interessanti:
Confondere vizi e crimini è cosa che i culti maggioritari tendono a fare, pretendendo talvolta la perseguibilità dei “vizi” – come avviene nelle teocrazie islamiche - ma ignorare i crimini e considerarli alla stregua di vizi, latu sensu, cioè di semplici originalità di comportamento dotate di diritto d’espressione e a cui si debba una difesa pregiudiziale, è un errore mortale proprio per la società democratica e liberale. [neretto aggiunto]
Sono del tutto d’accordo, tanto che io stessa ho ribadito il medesimo concetto, sebbene con parole diverse. Ciò che però non capisco è chi di preciso sarebbero questi «utili idioti e libertari di facciata» che ignorerebbero “i crimini” considerandoli “alla stregua di vizi”. I crimini sono quelli definiti dai codici di legge del proprio paese e da sentenze di tribunale; non dipendono dal personale quanto soggettivo sentire. In quel caso si parla allora di “vizi”, di cui la società liberale e democratica non si deve interessare. Inoltre, i crimini vengono commessi da singoli individui. Addossare a un gruppo intero l’eventuale comportamento criminale di suoi singoli membri crea pregiudizi, criminalizzazioni e soprattutto sofferenze e abusi gratuiti [6]. 
Si potrà poi discutere sul concetto di “nocività sociale” o sulla scientificità di quello di “manipolazione mentale” (a cui i gruppi “contro le sette” negano dignità di esistenza) ma non si può ignorare che esistono anche gruppi coercitivi, congreghe che commettono reati e sfruttano i loro adepti, per cui non si può pregiudizialmente bollare come attacchi alla libertà religiosa ogni censura.
Mi pare che il vicepresidente del CeSAP consideri mero esercizio mentale accessorio la discussione del «concetto di “nocività sociale” o sulla scientificità di quello di “manipolazione mentale”». Si tratta però del punto centrale da sviscerare al fine di «non confondere vizi e crimini».

Ora: essere “setta” non è un crimine; Corvaglia stesso ci ricorda che «una società realmente aperta tollera delle piccole società chiuse al suo interno.» Protestare e chiedere conto dell’esistenza e dell’operato di una “Squadra Antisette” della Polizia di Stato non è certo “ignorare” un qualsivoglia crimine, quanto piuttosto chiedersi e chiedere dove sia il confine tra “crimine” e “vizio”, a maggior ragione se gli informatori/referenti privilegiati di una squadra speciale della polizia non sembrano sempre capaci di distinguere tra immorale, pericoloso e illegale. Le prime due categorie sono del tutto soggettive, la terza invece è oggettivata dai codici di legge, ed è l’unica che ci deve interessare.

Inoltre, le associazioni “antisette” su cui l’On. Perduca interroga il Parlamento si stanno battendo da anni per rendere reato la cosiddetta “manipolazione mentale” [7]:  discutere della sua scientificità non è un esercizio accessorio su cui «si potrà poi discutere». È invece imperativo capire dove finisce il “vizio” e dove comincia il “crimine” prima di fare una legge che riguarda tutti. In caso contrario, reintrodurre il vecchio plagio sarebbe confondere «crimini e vizi... un errore mortale proprio per la società democratica e liberale», un attentato alla libertà di coscienza, di credenza, di associazione. Ciò di cui evidentemente si preoccupano quelli che Corvaglia definisce “utili idioti e libertari di facciata”.

La “manipolazione mentale” è un concetto più vasto del cielo ed è innegabilmente part and parcel di ogni interazione umana [8]:  ogni volta che si cerca di convincere qualcun altro a cambiare idea, che si racconta una bugia, che ci si affida a mezze verità, che si forniscono visioni parziali e relative di qualcosa, che si fa leva sull’emotività, sui sensi di colpa e di inadeguatezza, sulla paura, si sta cercando, più o meno consapevolmente ed efficacemente, di manipolare mentalmente l’altro.

L’opera informativa portata avanti da alcune associazioni “antisette” sulle tecniche di manipolazione e sul loro uso è sicuramente meritoria. Ma proprio perché la manipolazione mentale è utilizzata dall’intera specie umana fin dalla notte dei tempi e non è prerogativa esclusiva dei gruppi religiosi minoritari (“sette”) invisi alla Chiesa Cattolica, volerla rendere un reato mi pare indicativo di confusione tra “crimine e vizi” o, per citare Corvaglia, «fumo ideologico» e «totale ignoranza dei fatti che tende all’infinito».

Note:

1. Suppongo sia in quella veste che Corvaglia ha prodotto una “relazione tecnica su Arkeon” che la presidente del CeSAP Lorita Tinelli ha presentato alla Commissione Giustizia del Senato che sta discutendo di “Disposizioni concernenti il reato di manipolazione mentale, con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette sette”. In seguito il documento è stato tolto dall’elenco di pubblica consultazione, suppongo dopo le severe quanto fondate critiche di un affiliato Arkeon.
La relazione di Corvaglia è però ancora reperibile online: una analisi costruita solo sulle dichiarazioni di alcune parti lese di un processo e dai loro testimoni di parte, senza avere mai scambiato una parola con i praticanti soddisfatti, mai fatto “osservazione partecipante”, ecc. Su questa visione parziale e pregiudizievole, lo psicologo Corvaglia è giunto alla conclusione che Arkeon fosse una “psicosetta” e «un gruppo che esercita una persuasione coercitiva.» La sentenza di primo grado contro 11 maestri del gruppo, però, dirà il contrario.

2. Sito ARIS, sito CeSAP , sito FAVIS. Tutte e tre sono associazioni membre permanenti della FECRIS, la "Fédération Européenne des Centres de Recherche et d'Information sur le Sectarisme" recentemente oggetto di uno studio molto critico pubblicato dalla Technische Universität Dresden sotto l’egida di Human Rights Without Frontiers. Qui alcuni estratti tradotti in italiano.

3. Si veda qui.

4. Gruppo di Ricerca e Informazione Socioreligiosa della Chiesa Cattolica, riconosciuto dalla CEI. Prima della gestione disastrosa del caso Marco Dimitri/Bambini di Satana si chiamava Gruppo di Ricerca e Informazione sulle Sette.

5. L’Associazione Giovanni XXIII di Rimini gestisce, tramite Don Aldo Bonaiuto, il Numero Verde Antisette, di cui si avvale la Squadra Antisette della Polizia di Stato.

6. È significativo constatare come la condotta illecita di fine anni ’90 di un solo, singolo maestro di Arkeon condannato per due episodi di abuso sessuale privato sia diventata “abusi sessuali dell’adepto”, “stupro” e “violenza di gruppo”. Si veda qui.

7. Ho letto due relazioni del Dott. Corvaglia, la già citata "relazione tecnica su Arkeon", una analisi parziale e indiretta di pochissime fonti, tutte pregiudizievoli, per giungere alla conclusione che il gruppo era una una «pericolosa organizzazione che attua la manipolazione mentale al fine di... produrre la loro [dei seguaci] rovina psicologica, fisica ed economica» e quest'altro documento, dove l'analisi di un unico caso di una ragazza affetta da grossi problemi comportamentali che trova sollievo in un gruppo religioso, viene generalizzato fino a sostenere senz'ombra di dubbio che quell'intera comunità pratica la "coercizione psicologica", cioè il plagio. Sono documenti come questi che ci fanno capire come e contro chi verrebbe usata una eventuale legge sulla manipolazione mentale.

8. A questo proposito mi pare interessante citare il libro Tecniche di Controllo Mentale – analisi e contromisure (Aurelia Ed., Asolo, 2004), di Matteo Rampin, psichiatra e psicoterapeuta, studioso di illusionismo, comunicazione persuasiva e psicologia dell’inganno, in cui si parla per esempio dell’arma della metafora, della poesia, dell’arte retorica, di politica, del “fascino della divisa” e di molto, molto altro.

15 dic 2012

Deprogrammazione in Italia


Leggo l'articolo della FAVIS onlus intitolato "Per fare chiarezza su un caso di deprogrammazione in Italia" e mi pare che non si sia fatta molta chiarezza. Si è soltanto affermato che i responsabili di quel sequestro di persona e di quella tentata deprogrammazione furono assolti. Ma la verità processuale racconta solo una parte della storia.

L'articolo di Camillo Maffia di Agenzia Radicale a cui la FAVIS risponde con questa terza replica citava passaggi della recente interrogazione parlamentare di Perduca sull'operato della squadra antisette della polizia e sull'operato/professionalità delle associazioni sue referenti privilegiate. Tra le altre cose, Perduca faceva notare che una delle associazioni che compongono il "forum antisette” è l'ARIS, che non è «esente da polemiche». Il suo fondatore, infatti, era un sostenitore della "deprogrammazione", tanto che si attivò proprio per cercare di “deprogrammare” una ragazza scientologa (1988). Il caso fece scalpore e all'epoca alcuni parlamentari radicali presentarono interrogazioni sull'operato dell'associazione e sulla legittimità di tale pratica.

La FAVIS ci tiene a precisare che i genitori e le altre persone coinvolte nel sequestro e nella tentata deprogrammazione di Alessandra furono totalmente scagionate. Ed è vero. Ma questo non sposta di una virgola il problema retrostante, cioè quello ideologico che porta alcune persone a ritenere che un affiliato a un gruppo che il movimento antisette definisce arbitrariamente "setta", debba essere da lì distolto a tutti i costi, anche a costo di commettere un reato grave come il sequestro di persona in concorso con altri che mantengono la medesima ideologia. Di queste cose ho parlato in più occasioni, per esempio in questo articolo e in quest'altro.

Mi pare che, nel suo tentativo di "fare chiarezza", la FAVIS confermi le preoccupazioni di Perduca del 2012, più o meno le stesse di Mellini e altri nel 1990 e di Staiti nel 1989. Del resto, la convinzione nell'esistenza del plagio va di pari passo con l'idea che in casi estremi si possa/debba ricorrere a rimedi estremi come la deprogrammazione.

Ora cercherò di contestualizzare il caso di Alessandra P., l'unico italiano che per quanto ne so arrivò in tribunale, ma non l'unico tentato in Italia (qui si parla di «7 o 8 giovani Hare Krishna»). Dai documenti in mio possesso non mi è stato possibile capire da quanto tempo la giovane Alessandra fosse un'affiliata a Scientology (suppongo da poco: apprendo da questo articolo che a distanza di quasi 25 anni Alessandra non ha ancora raggiunto il vertice massimo di illuminazione spirituale scientologica). La sua tentata deprogrammazione avvenne nell'aprile 1988 (qui la sua denuncia).

Questo documento ci racconta che i genitori e il fratello a cui era più legata organizzarono una messinscena e la fecero salire in auto con una scusa, poi la portarono dalla Lombardia a un casolare in Toscana dove la giovane si ritrovò ad affrontare il famoso deprogrammatore Ted Patrick, fatto venire appositamente dall'America assieme a una sua collaboratrice. La modalità dell'intervento descritto sembra una via di mezzo tra la deprogrammazione "vecchio stile" come propugnata da Ted Patrick e Rick Ross, e l'"exit counselling" propugnato da Hassan e Margaret Singer, apparentemente ancora caldeggiato dalle associazioni “antisette” nostrane (il link precedente, infatti, rimanda al sito personale di Lorita Tinelli, presidente del CeSAP).

Nella sua denuncia, la ragazza disse che già tre mesi prima del sequestro di persona di cui fu vittima aveva visto circolare in casa sua tale Ennio M., fondatore dell'ARIS. La sua presenza l'aveva inquietata. Va notato che l'attività "deprogrammatoria" inventata da Patrick in USA e importata in Europa dall'inglese Fayers, era nota e particolarmente temuta tra i NMR (cosiddette "sette") nel mirino degli "antisette".

Gli affiliati dell'epoca venivano invitati a "stare in guardia" e immagino fosse per questo che Alessandra si inquietò. Infatti, nella sua denuncia dice: «... dopo qualche giorno pervenni a stabilire che la persona dinanzi detta era certo Sig. Ennio M. di Milano, e ciò posso dire perché lo riconobbi da alcune fotografie

Le parole della ragazza ci fanno capire che la sua famiglia:
  • non condivideva la sua scelta di seguire Scientology; 
  • si rivolse all'ARIS per trovare aiuto/consiglio; 
  • fu "indottrinata" alle teorie plagiarie mantenute dall'ARIS di allora (come da quello odierno); 
  • si persuase che la faccenda era gravissima e non esisteva altra alternativa se non intervenire con la deprogrammazione coercitiva.
Trovatasi "incastrata" in una situazione spiacevole da cui non poteva fuggire, la ragazza decise di fingere di adeguarsi alle richieste, ma alla prima occasione denunciò tutto (e tutti) all'autorità.

Alessandra aveva allora 23 anni (maggiorenne da cinque), lavorava ed era economicamente indipendente da diversi anni ma viveva ancora in famiglia, perciò non era stato esercitato su di lei «L'isolamento del neofita dalla famiglia [che] rappresenta uno degli elementi essenziali per la manipolazione durante l'affiliazione al gruppo», come si legge nella richiesta di archiviazione del procedimento a carico degli implicati nel sequestro.

Nel suo "chiarimento", la FAVIS scrive che: «gli altri imputati nel processo di Brescia, vennero tutti assolti dalle accuse di sequestro di persona, violenza privata e lesioni personali dolose, in seguito a dettagliata perizia psichiatrica

Io ho a disposizione soltanto una parte di quegli atti processuali, ma da quel poco mi sentirei di escludere sia il “processo”, sia la “dettagliata perizia psichiatrica”. Il primo non fu celebrato per “non luogo a procedere” richiesto dal PM e accolto dal GIP. La “dettagliata perizia psichiatrica”, fu in realtà soltanto una consulenza tecnica redatta per conto del PM da M. Di Fiorino (primario psichiatria Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere, ecc.) e C. Scarpellini (professore associato di psicologia, Università Cattolica di Brescia).

Il primo analizzò gli scritti dottrinali di L. Ron Hubbard, ritenendo che: «in personalità labili, suggestionabili, le particolari tecniche evidenziate (auditing) possano ulteriormente indebolire le capacità critiche...» le pratiche e le tecniche attuate dalla «Chiesa di Scientology e/o dalla organizzazione denominata Dianetics possono determinare un danno nell'integrità fisica e psichica dei soggetti sottoposti.»

Nulla da rilevare, se non che anche pratiche, tecniche e dottrina cattolica «possono ulteriormente indebolire le capacità critiche in personalità labili e suggestionabili». Ritengo che la serie di trasmissioni Vade Retro di TV 2000 sia illuminante in questo senso. Freud suggerì addirittura che «religione e nevrosi sono prodotti simili della mente umana: la nevrosi, con il suo comportamento compulsivo, è una "religiosità individuale" e la religione, con i suoi rituali ripetitivi, è una "nevrosi universale ossessiva

Il secondo perito basò le sue conclusioni su due sole [1] lettere di Alessandra: una scritta al fratello due anni prima la tentata deprogrammazione. La ragazza, all'epoca ventenne, confidava al fratello (al servizio militare) la sua insoddisfazione lavorativa e sentimentale. Un classico "momento no" come quelli che tutti viviamo, in particolare a 20 anni. La seconda lettera era stata scritta ai genitori dopo la tentata deprogrammazione e, nel rinnovare in modo formale l'affetto per tutta la famiglia, li pregava di LASCIARLA IN PACE.

Da queste sole due lettere il perito concluse che: «per quanto è dato rilevare dall'esame delle lettere, soprattutto all'epoca della prima lettera, la Sig.na Alessandra P. si trovava in una condizione contraddistinta da [insicurezza, delusione affettiva, insoddisfazione lavorativa, ricerca adolescenziale di se stessa] questi dati ci fanno propendere per una personalità di grande labilità e perciò a rischio. [...] Solo un approfondito esame clinico, con l'effettuazione di opportuni test psicodiagnostici, potrebbe - a nostro giudizio - consentire di dare una valutazione tecnica in merito.» [Neretto aggiunto]

Pare che nessuno dei due periti incaricati dal pubblico ministero abbia mai parlato con Alessandra.

Nella richiesta di archiviazione non si fa alcun riferimento a una «dettagliata perizia psichiatrica», ma soltanto all'esito peritale sopra riportato, che dice tutto e niente. E' presumibile che, fedeli all'assunto che le sette plagiano, che Alessandra era in una setta e perciò innegabilmente plagiata e che il plagiato non sa quello che dice, nessuno si preoccupò di interpellarla.

Alessandra era stata vittima di un sequestro di persona, trattenuta contro la sua volontà per quasi una settimana, aveva riportato lesioni fisiche certificate. Era LEI la vittima, ma ci si prodigò a rappresentarla come una incapace. Anche questo atteggiamento è frutto dell'assunto plagiario mantenuto da alcune associazioni che offrono aiuto ai familiari.

Vale la pena leggere le conclusioni della memoria difensiva presentata dal padre di Alessandra. Sono in tutto 186 pagine di analisi dottrinale di Scientology e le conclusioni sono queste. Alessandra viene dipinta come una poveretta, una malata di menteÈ infatti superfluo ricordare che il nostro Ordinamento vieta di infliggere ad altri una malattia del corpo o della mente)... » [sottolineato in originale], una ragazza che avrebbe potuto combinare chissà che cosa senza il tempestivo intervento dei suoi familiari che, con l'aiuto di un deprogrammatore fatto venire dall'America, la tennero prigioniera per quasi una settimana in una località isolata e a lei sconosciuta, grazie anche al supporto e all'aiuto di attivisti dell'ARIS.

Per me non è difficile comprendere i motivi di quei genitori, che agirono sicuramente con le migliori intenzioni. Come agiscono con le migliori intenzioni anche quei fedeli della Chiesa di Scientology che fanno cose per noi assurde, ma che loro radicano razionalmente nella dottrina in cui credono. Ho affrontato l'argomento in questo articolo.

Nel 1988 la pubblica accusa accettò le tesi difensive delle persone coinvolte nel sequestro e nella tentata deprogrammazione di Alessandra. L'assunto era quello del "maggior bene", del fine che giustifica i mezzi.
Erano gli anni in cui le teorie del “lavaggio del cervello” andavano per la maggiore. Ma soprattutto, come scrive il PM nella sua richiesta di archiviazione, giocò un ruolo determinante «l'ordinanza-sentenza [...] con la quale il G.I. di Milano disponeva il rinvio a giudizio per associazione per delinquere ed altro dei principali esponenti nazionali dell'organizzazione scientologica [...]» [Neretto aggiunto].

Se non che, tutto o quasi l'impianto accusatorio del G.I. milanese non resse il vaglio dei giudici di primo grado. Il maxi-processo milanese contro Scientology è ormai storia e la terza corte d'appello confermò la sentenza di primo grado, che aveva assolto gli imputati dal reato principe, quello su cui era stato appoggiato tutto: associazione per delinquere. Che a noi critici piaccia o no, la Chiesa di Scientology è un movimento religioso a cui va riconosciuta tale dignità, non una associazione a delinquere.

Gli anni del tentativo di deprogrammazione di Alessandra vedevano le teorie plagiarie convincere ancora i giudici, non solo in Italia. Ma in USA il vento aveva già cominciato a cambiare. La querelle di Margaret Singer con l'American Psychological Association e la sua "task force" inizia in USA nel 1987, un anno prima del caso di Alessandra in Italia.

Il 1990 vide l'esclusione della Singer dal processo Fishman (Scientology). Nel 1995 iniziò il clamoroso, e alla fine “tombale”, caso Scott VS CAN (la massima associazione "antisette" americana che indirizzava chi le chiedeva aiuto ai deprogrammatori) con tutto quello che ne seguì (qui uno stringato riassunto).

Nel caso di Alessandra, i documenti processuali citano espressamente un tale Dino M.. È chiaro che Dino M. non aveva avuto alcun ruolo nel sequestro della ragazza, ma si recò a Castellina in Chianti per vedere come operava il deprogrammatore Patrick. Dino M. è senz'ombra di dubbio uno dei fondatori e delle prime colonne dell'ARIS Veneto.

Mi chiedo: oggi, 2012, con la mutata percezione – anche dei giudici – di certi fenomeni sociali, come verrebbe giudicato il caso di Alessandra? La seconda domanda che mi faccio è: la FAVIS e le associazioni che compongono il forum di cui è portavoce Maurizio Alessandrini/FAVIS, disconoscono la pratica della deprogrammazione e la sua “filiazione”, il cosiddetto exit counselling?

A me sembra di no. Riportando le parole di 25 anni fa del giudice, la “chiarificazione” data dalla FAVIS sembra giustificare l'intervento coercitivo su Alessandra: «P. Giovanni e le altre persone che con lui hanno collaborato, agirono effettivamente in stato di necessità e/o legittima difesa, al fine di salvaguardare l’integrità psichica e fisica.» Ed è questo che, in ultima analisi, significa sostenere le teoria plagiarie: trovare una giustificazione morale ad atti che, in condizioni/tempi/circostanze diversi sarebbero semplicemente quello che sono: un crimine e un abuso dei diritti umani.

Alessandrini/FAVIS continua a parlare di menticidio e di sette e NMR come di un «cancro sociale». Se è un cancro, allora per la sopravvivenza stessa dell'organismo sociale va estirpato. E, come nel caso del cancro organico, qualsiasi cosa è meglio della morte. Il fine [salvifico] giustifica i mezzi.

Anche l'avvocato del padre di Alessandra che stilò la memoria difensiva (suppongo informato dall'ARIS), conclude il suo corposo scritto con queste parole: «Un amaro sorriso, allora, non possono che destare le accuse di associazione per delinquere [sollevate da Scientology e altri all'ARIS], rivolte da una consimile accolita a quei pochi volonterosi che, con pochi mezzi, poggiando su un terreno reso infido dalle ancora non aggiornate acquisizioni scientifiche osano sfidare, nel nome della salute e della libertà dei loro Cari, questo autentico cancro che la società non ha voluto ancora diagnosticare». [10 gennaio 1990, neretto aggiunto].

Sono parole di 23 anni fa. Quelle che secondo l'avvocato erano le «ancora non aggiornate acquisizioni scientifiche» sono rimaste tali, le teorie plagiarie non hanno trovato riscontro scientifico e le richieste APA del 1987 di portare dati – non aneddoti – a sostegno della teoria del plagio in ambito religioso sono ancora lettera morta. Però la FAVIS si esprime ancora negli stessi termini.

Qualche nota a margine:
  • a quasi 25 anni dalla sua tentata deprogrammazione, Alessandra è ancora una fedele della Chiesa di Scientology. Mi chiedo che cosa sarebbe successo senza l'intervento coercitivo della sua famiglia, consigliata dall'ARIS. In fondo, la stragrande maggioranza di chi aderisce a un gruppo “ad alte pretese” lo lascia autonomamente entro i 10 anni (o meno).
  • Nella sua "chiarificazione", la FAVIS onlus non disconosce affatto la pratica della deprogrammazione nelle sue diverse forme.
  • Fabio Alessandrini, figlio di Maurizio fondatore e presidente FAVIS, portavoce del “forum antisette”, conclude la sua lunga intervista a una TV riminese con queste parole: «In realtà [la FAVIS] [...] non era un'associazione di famiglie, ma una famiglia sola che autoritariamente decideva quello che doveva fare [...] stavano decidendo come creare un rapimento nei miei confronti, volevano assoldare [...] volevano assoldarlo per rapirmi e poi rimettermi nella società utilizzando dei metodi coercitivi [...]» Se vogliamo dargli credito, allora ancora in anni piuttosto recenti Alessandrini/FAVIS avrebbe caldeggiato la deprogrammazione e avrebbe cercato di far deprogrammare suo figlio.
  • Nella sua “chiarificazione”, la FAVIS onlus dice che «la stessa Associazione ARIS Italia fondata dal sig. Ennio M., e disciolta negli anni '90, non ha mai aderito al Forum, costituitosi solo nel gennaio 2010.» [Neretto aggiunto] 
  • Una lettera inviata al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 27 ottobre 2006, rinvenuta sul sito FAVIS e firmata dal FORUM delle Associazioni e dei Comitati, nella persona del suo “portavoce Maurizio Alessandrini” (FAVIS), elenca tra le associazioni e comitati aderenti anche la «Associazione A.R.I.S. Nazionale Milano Il Presidente - Ennio M.»
  • Alla voce “Festambiente 2011” del sito ARIS Toscana compare una fotografia dello stand “ARIS Italia”. Delle due, l'una. O l'ARIS Italia/Nazionale si è disciolta negli anni '90, o nel 2006/2011 era ancora attiva, partecipava al “forum” e organizzava iniziative pubbliche.
  •  Nel suo post, la FAVIS onlus sostiene che il “forum” a cui si fa riferimento si sarebbe costituito «solo nel gennaio 2010». Mi chiedo allora a che cosa si stesse riferendo Alessandrini nell'aprile 2008, quando presentò il “forum” al convegno internazionale FECRIS di Pisa.
  • Il blog della FAVIS onlus riporta in alto una bella citazione: «Tre grandi passioni, semplici ma irresistibili, hanno governato la mia vita: la sete d’amore, la ricerca della conoscenza e una struggente pietà per le sofferenze dell’umanità». Non viene citato il nome dell'autore, il grande filosofo, logico e matematico Bertrand Russell che sicuramente non fu tenero con il Cristianesimo, vessillo della battaglia ideologica antisette di Maurizio Alessandrini/FAVIS. Famosissima è la raccolta di saggi di Russell intitolata Perché non sono cristiano. Nell'introduzione a cura dell'autore (Saggistica TEA, 2003) si legge: «Io sono fermamente convinto che le religioni, come sono dannose, così sono false. Il danno arrecato da una religione è di due specie: uno dipende dalla natura generica della fede, l'altro dalla natura particolare dei dogmi accettati.» Il che ci riporta a bomba all'interrogazione parlamentare di Perduca, all'articolo di Camillo Maffia e al discorso “religione maggioritaria VS religioni minoritarie” che è il vero nocciolo del contendere.
"Il mondo non ha bisogno di dogmi, ha bisogno di libera ricerca" (B. Russell)


Note:
1. Ho trovato similitudini metodologiche tra la consulenza tecnica stilata a suo tempo da Di Fiorino e Scarpellini e la perizia tecnica su Arkeon redatta dal Dott. Luigi Corvaglia, odierno vicepresidente del CeSAP: ascoltare solo una campana, parecchio parziale, e poi generalizzarla per renderla una verità.

14 dic 2012

Quanto costa e a che serve la Squadra Anti-Sette? Interrogazione radicale

Il 5 novembre 2012 gli On. Perduca e Poretti (radicali eletti nelle liste del PD) hanno presentato una interrogazione parlamentare sull’operato della Squadra Antisette della Polizia di Stato e sui suoi referenti privilegiati, un “forum anti-sette” composto da cinque associazioni (CeSAP, FAVIS, ARIS Toscana, ARIS Veneto, Giù le mani dai Bambini/Verdecchia). Il 14 novembre, Camillo Maffia di Agenzia Radicale ha scritto un lungo articolo in merito a quell’interrogazione ed ha ricevuto ben tre repliche dal “forum antisette”: una il 17 novembre, una il 23 novembre e una ulteriore precisazione a sola firma FAVIS del 26 novembre.

Vorrei ora fare qualche commento sulla replica del 23 novembre.

 Ai punti 4 e 5, il “forum antisette” specifica che:
4. tali associazioni [quelle del Forum] non limitano e/o condannano gruppi di minoranze religiose o autoproclamantesi di culto;
5. tali associazioni non limitano e/o condannano la libertà di credo o di culto altrui. [Neretto aggiunto]
Una rapida consultazione dei siti web di tali organismi mi informa che:

1. ARIS significa "Associazione di ricerca e informazione sulle SETTE". Dal suo sito si evince che ciò che l'associazione considera "sette" altro non sono che delle minoranze religiose. E che quelle minoranze religiose, a dire dell'ARIS, sono generalmente nocive. Tra le "sette" che l'ARIS cita troviamo infatti: Sai Baba, Scientology, Testimoni di Geova, Sahaja Yoga, Soka Gakkai, Rael, Osho, Chiesa dell'Unificazione (Moon), Satanismo, Damanhur, Hare Krishna, New Age (tutto il new age), Mormoni, Missione Cosmica.

Tali minoranze sarebbero nocive perché (banner sinistro del sito):
ATTENTI AI NUOVI CULTI
CONDIZIONAMENTO PROFILO PENALE-TESI
DROGHE USATE NELLE SETTE E NMR [NMR= Nuovo Movimento Religioso]
CHI RISCHIA DI ENTRARE NELLE SETTE
DOMANDE DA RIVOLGERE AD UN RECLUTATORE
COME AIUTARE UN ADEPTO
CONTROLLO MENTALE-PLAGIO [Neretto aggiunto]
2. FAVIS significa "Associazione familiari vittime delle SETTE". L'argomento più dibattuto sul suo sito sono "plagio mentale", "menticidio", droghe usate delle "sette". Le tesi di laurea pubblicate riguardano unicamente il "plagio mentale" e la "manipolazione mentale" a cui "sette" e "nuovi movimenti religiosi" sottoporrebbero i loro "adepti".

3. Maurizio Alessandrini, fondatore e presidente del FAVIS, nel settembre 2011 rilasciò una lunga intervista a Radio Ies, Roma. In quell'occasione disse, tra l'altro, che:
  • quello delle "sette" sarebbe un «cancro sociale» (cioè qualcosa di patologico che la società civile deve distruggere per poter sopravvivere). 
  • Che quel "cancro sociale" riguarderebbe «un milione e mezzo di italiani». Alessandrini non citò la fonte dei suoi numeri, ma da quanto disse non è assurdo ritenere che si riferisse alle ricerche del CESNUR sugli appartenenti italiani a minoranze religiose. Tra di essi, 409.000 protestanti, 107.000 buddisti, quasi 200.000 tra cristiani ortodossi o altri non riformati, ebrei e tradizioni orientali varie.
  • Le "sette", cioè il "cancro sociale", sarebbero «gruppi religiosi, pseudoreligiosi, filosofici, con scopi antropologici, antropofisi (??) soprattutto.» Tutte praticherebbero il "plagio mentale", tanto che Alessandrini (assieme alla presidente CeSAP Lorita Tinelli) è stato audito in qualità di esperto alla Commissione Giustizia del Senato che sta valutando la reintroduzione del reato di plagio, ovverossia della "manipolazione mentale" «con particolare riferimento al fenomeno delle cosiddette "sette"». Disegno di legge indubbiamente voluto dalle "associazioni antisette" quali appunto quelle che aderiscono al "forum delle associazioni" la cui voce è portata dal geometra in pensione Alessandrini.
  • Interessante il riferimento che Alessandrini fece nell’intervista a una conferenza che sarebbe andato a tenere di lì a poco presso il gruppo "San Michele Arcangelo". Il presidente FAVIS rispose al suo intervistatore sostenendo che c'era senz'altro una "simbologia voluta", poiché «San Michele Arcangelo rappresenta per il cristianesimo, lui che è riuscito a sconfiggere il male, chi rappresenta il male secondo la religione cattolica...»
  • Apprendo dalla serie di trasmissioni Vade Retro di TV 2000 (emittente dei vescovi italiani) che secondo la religione cattolica il "male" sarebbe opera dal "diavolo", parola che nel suo etimo greco significa "colui che divide". Va da sé che la "setta" (colei che divide) sarebbe sempre opera del demonio, anche quando non dichiaratamente satanica (qui le puntate 2012 di Vade Retro, molto illuminanti).
4. Anche il sito del CeSAP tratta estensivamente (e quasi esclusivamente) di "sette" e "nuovi movimenti religiosi": basta cliccare alla voce Documenti e Studi per rendersi conto di quali siano gli oggetti del suo interesse: Fra' Elia, Hare Krishna, Scientology, Satanismo, Mormoni, Testimoni di Geova, Raeliani, Chiesa dell'Unificazione (Moon), Bambini di Dio, Neocatecumenali, Anima Universale. Anche la sua pagina dei link è indicativa.

5. CeSAP, FAVIS, ARIS (componenti del "forum antisette") sono TUTTE associazioni membre permanenti della FECRIS, la "Fédération Européenne des Centres de Recherche et d'Information sur le Sectarisme". Basta una scorsa alle relazioni presentate alle sue conferenze internazionali per rendersi conto di che cosa le associazioni federate intendano per "settarismo". Le denominazioni delle diverse associazioni membre nazionali sono parimenti illuminanti: tutte hanno a che fare con sette, culti, nuovi movimenti religiosi, studi religiosi, ecc.

È da poco uscito, edito dalla Technische Universität Dresden sotto l’egida di Human Rights Without Frontiers, un interessante studio intitolato “Freedom of Religion or Belief - Anti-Sect Movements and State Neutrality A Case Study: FECRIS”. In esso vengono trattati episodi di intolleranza, discorsi di odio e affermazioni diffamatorie di rappresentanti della FECRIS, alcuni sanzionati da tribunali di diversi paesi. Si sottolinea poi come nei paesi presi in esame esista una fortissima commistione (anche finanziamenti diretti) tra chiese maggioritarie e associazioni “antisette”, e come queste fungano in pratica da “guardiani della concorrenza” alle fedi mainstream che stanno perdendo fedeli a favore dei Nuovi Movimenti Religiosi (ovvero di quei gruppi denominati “sette”). Qui alcuni estratti del libro tradotti in italiano.

Ora: secondo me è abbastanza discutibile sostenere in due punti diversi, che:
4. tali associazioni [del Forum] non limitano e/o condannano gruppi di minoranze religiose o autoproclamantesi di culto; 
5. tali associazioni non limitano e/o condannano la libertà di credo o di culto altrui.
L'analisi
  • dei siti web delle associazioni costituenti il "Forum" (da notare che due su cinque non hanno siti web e non si sottopongono al pubblico scrutinio...);
  • dell'intervista rilasciata dal suo portavoce Alessandrini; 
  • delle relazioni presentate ai convegni FECRIS nel corso degli anni e delle sue associazioni membre;
  • dei contenuti del libro segnalato;
mi pare ci dica a sufficienza sulla questione: «condanna di minoranze religiose o autoproclamantesi di culto».

Punto 7 della replica del “forum antisette”:
7. ancora inveritiera risulta l’affermazione secondo cui il signor Maurizio Alessandrini sarebbe referente della SAS, -cosa mai dichiarata dal medesimo-, bensì “referente del FORUM presso la SAS”, o in altri termini, portavoce delle associazioni nei contatti con la SAS.
A questa pagina del sito FAVIS trovo un link che rimanda all'iscrizione al registro Provinciale delle associazioni di Volontariato per la promozione e la tutela dei diritti. Al fondo della scheda leggo:
Il proprio Presidente, Maurizio Alessandrini, è referente riguardo al fenomeno settario presso il Ministero dell’Interno - SCO Direzione Anti Crimine - SAS Squadra Anti Sètte - Roma.
Nessun riferimento a "FORUM" o quant'altro. Il 13 dicembre 2012 il sito Libero Credo ha pubblicato questo interessante articolo con documenti che sembrano confermare che a essere «inveritiero» sia il Punto 7 della replica del “forum ansisette”.

Nella sua intervista a Radio Ies, Alessandini disse che la manipolazione mentale «è lo strumento per entrare nell'individuo, per portare l'individuo a credere all'incredibile e accettare l'inaccettabile...»

Signor Alessandrini, portavoce del Forum ecc. Io, e come me molti altri, non sono disposta a «credere all'incredibile e accettare l'inaccettabile». E per cortesia, adesso non manchi di segnalare alla SAS, di cui ora si dice NON referente, o per meglio dire portavoce unicamente di:
associazioni [che] perseguono tra i propri scopi unicamente l’assistenza delle vittime di fenomeni abusanti, (fisici e psicologici), avvenuti nell’alveo di gruppi auto-proclamantesi di culto, anche tramite la segnalazione alle Forze dell’Ordine e l’Autorità Giudiziaria
anche quest'altro «gravissimo fatto» di cui mi sarei macchiata, senz'altro un «fenomeno abusante (fisico o psicologico) avvenuto nell’alveo di gruppi auto-proclamantesi di culto», come già fece circa un anno fa.

23 nov 2012

Scientology e altre Onlus molestano una voce critica

Non luogo a procedere: Scientology e altre Onlus molestano una voce critica 

Che cosa hanno in comune il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, l'Agenzia per lo Sviluppo del Non Profit (ASVI), il Centro Studi per lo Sviluppo e Cooperazione (Ce.Svi.C./Micro Progress), e altre Onlus assortite? Storia di una imbarazzante (per loro) quanto costosa (per me) persecuzione legale in nome di Scientology.

Nel 1955 L. Ron Hubbard, fondatore di Scientology, codificò nel suo corpo dottrinale religioso l'uso della molestia legale:
The purpose of the suit is to harass and discourage rather than win. The law can be used very easily to harass, and enough harassment on somebody who is simply on the thin edge anyway, well knowing that he is not authorized, will generally be sufficient to cause his professional decease. If possible, of course, ruin him utterly.
["The Scientologist, a Manual on the Dissemination of Material", articolo apparso originariamente in Ability-the Magazine of DIANETICS and SCIENTOLOGY from Phoenix, Arizona", Major Issue 1, pubblicato "circa mid-March 1955".]
L'istruzione dottrinale secondo cui «lo scopo di una causa è molestare e scoraggiare, piuttosto che vincere. La legge può essere facilmente usata per molestare...» ha trovato applicazione anche in Italia, nello specifico contro la sottoscritta che dal 1997 gestisce il primo (e a tutt'oggi unico) sito web italiano di informazione critica su L. Ron Hubbard e le sue numerose creature, dalla Chiesa di Scientology a Dianetics, fino ai cosiddetti "gruppi di facciata" tra cui il CCDU, Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani.

Ed è proprio del Comitato dei Cittadini per i diritti Umani e del suo legale rappresentante Roberto Cestari che voglio parlare in questo articolo. Oltre che di due Onlus presumibilmente estranee alla Chiesa di Scientology come la ASVI (Agenzia per lo Sviluppo del Non Profit), tramite il suo Presidente e legale rappresentante Marco Crescenzi, e la Ce.Svi.C. (Centro Studi per lo Sviluppo e Cooperazione [oggi Micro Progess]), tramite il suo Presidente e legale rappresentante Paolo Barletta.

Ma è meglio andare con ordine.

A metà 2006 Roberto Cestari [1], presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani della Chiesa di Scientology, lanciò una iniziativa editoriale denominata "Perché non accada..." (oggi ribattezzata "Campagna d'opinione Pensare Oltre").

Nel comitato promotore della neonata "Perché non accada..." figuravano, oltre al CCDU di Scientology, anche tre associazioni presumibilmente non collegate alla Chiesa di Scientology: ASVI, Ce.Svi.C. (oggi, Micro Progress) e World Dance Alliance. (Qui la prima versione digitalizzata dell'opuscolo).

Vale sicuramente la pena notare che, un paio di anni prima, il solo CCDU/Scientology, nella persona del suo presidente Cestari, aveva fatto un tentativo di pubblicizzare il medesimo messaggio "Perché non accada..." con un opuscolo praticamente sovrapponibile a quello poi promosso nel 2006 da CCDU, ASVI, Ce.Svi.C./Micro Progress, WDA.

Naturalmente, se ASVI, Ce.Svi.C./Micro Progress, WDA scelgono di spendere la loro faccia a sostegno di questo messaggio all'apparenza lodevole, nulla da ridire. Lo stesso vale per i "nuovi" promotori, per i promotori "di mezzo" come la "Associazione Psicanalitica Il Tempo della Parola" o per chiunque scelga di appoggiare la campagna anti-psichiatrica della Chiesa di Scientology (per esempio Mogol, Silver, Virna Lisi, Bruno Bozzetto, Giorgio Faletti, Alfredo Castelli, ecc.)

Il discorso cambia quando oltre all'appoggio per così dire "formale", certe onlus garantiscono anche un appoggio sostanziale teso a perseguire chi si è macchiato del reato di esercizio di un diritto costituzionalmente garantito. Arriva cioè ad appoggiare anche il dettato dottrinal-religioso di L. Ron Hubbard esplicitato in apertura: l'uso del sistema legale per molestare gli "elementi scomodi".

Il 14 ottobre 2006, la sottoscritta scrisse un post su free.it.religioni.scientology in cui commentava la nascita della neonata campagna "Perché non accada...". Sottolineavo che «la campagna è stata creata dal C.C.D.U., Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, parte integrante della Chiesa di Scientology» e che «La Chiesa di Scientology, tramite il CCDU, sta raccogliendo fondi con la distribuzione dell'opuscolo della sua campagna

Nel gennaio 2007,
  • Elia Roberto Cestari, «nella sua qualità di Presidente della Onlus Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani»;
  • Marco Crescenzi, «nella sua qualità di Presidente e legale rappresentante della Onlus Agenzia per lo sviluppo del Non Profit (ASVI)»;
  • Paolo Barletta, «nella sua qualità di Presidente e legale rappresentante del Centro Studi per lo sviluppo e la Cooperazione - Onlus (Ce.Svi.C.)» [in questa girandola di cambiamenti di denominazioni non va dimenticato che oggi si chiama Micro Progess];
depositarono una denuncia-querela per diffamazione contro ignoti. Denuncia basata su affermazioni non corrispondenti al vero, come vedremo.

Il testo della querela si apre con la presentazione delle tre organizzazioni querelanti, in cui si definisce il CCDU:
associazione ideologicamente collegata al CCHR, gruppo di riforma sociale fondato dalla Chiesa di Scientology
Già in questa prima frase si riscontra uno stravolgimento della realtà: il CCDU/Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani È Scientology. Si tratta infatti di una emanazione del suo dipartimento 20 (Ufficio degli Affari Speciali, OSA), il cui scopo finale è la accettazione di Scientology nella società civile.

Affermare che tra il CCDU e il CCHR/Scientology vi sia unicamente un'affinità ideologica (grassetto nell'originale) significa dichiarare all'Autorità Giudiziaria una cosa non vera (tanto che il Giudice per le Indagini Preliminari deciderà nella seduta del 7 ottobre 2010 il "non luogo a procedere" nei miei confronti).

La denuncia continua poi con l'esposizione di quanto ritenuto diffamatorio:
[intervenendo su un newsgroup, la querelata] dopo aver fatto riferimento al fatto che il CCDU è parte integrante della Chiesa di Scientology e che a suo dire - e la signora pare molto bene informata sugli interna corporis, almeno, lo vuol dare a vedere - ingloberebbe CCDU, si spingeva ad affermare:
La Chiesa di Scientology, tramite il CCDU, sta raccogliendo fondi con la distribuzione dell'opuscolo della sua campagna. [...]
L'affermazione, oltrechè completamente falsa è massimamente diffamatoria.
Il fatto di definire "completamente falsa" la frase «La Chiesa di Scientology, tramite il CCDU, sta raccogliendo fondi con la distribuzione dell'opuscolo della sua campagna» merita un paio di considerazioni. La frase non è totalmente falsa e neppure leggermente falsa, dato che:
  • all'epoca dei fatti, chi visitò una delle mostre anti-psichiatriche organizzate dal CCDU si sarà probabilmente visto offrire (come successe a me) l'opuscolo intitolato "Perché non accada..." con la richiesta di una donazione, e poiché il CCDU è Scientology, dare soldi al CCDU significa darli a Scientology;
  • I funzionari di Scientology inviarono ai seguaci una e-mail che spiegava «i concetti base di come presentare le attività del CCDU per raccogliere fondi» e specificava che «il CCDU ha a sua disposizione migliaia di copie dell'opuscolo perchenonaccada (sic) che distribuisce gratuitamente a fronte delle donazioni. Esempio: una persona ci fa una donazione di 1000€: gli doniamo 50 opuscoli 'perchè non accada'».
La denuncia-querela del 2007 era contro ignoti e andava identificato l'utilizzatore dello pseudonimo usato per inviare quel post ritenuto "massimamente diffamatorio". Le indagini della polizia postale non portarono a nulla e per ben due volte il magistrato dispose l'archiviazione. La controparte si oppose, la seconda volta perché nel frattempo erano emersi fatti nuovi: Maria Pia Gardini, nota e visibile esponente dell'associazione antisette ARIS Onlus, aveva accennato pubblicamente all'identità di chi usava quel nick.

Il fatto è già in sé parecchio grave in quanto l'ARIS Onlus sostiene di avvalersi delle testimonianze di ex membri (quale io sono) e offre loro sostegno per «affrontare i problemi causati dalle attività devastatrici» delle "sette", tra cui colloca innegabilmente anche Scientology. Dovrebbe avere come imperativo primario la protezione e il massimo riserbo su chi desidera mantenere l'anonimato, proprio per evitare i suddetti "problemi causati dalle attività devastatrici" di certi gruppi.

Cestari-CCDU, Crescenzi-ASVI, Barletta-Ce.Svi.C./Micro Progress, evidentemente (e curiosamente) fedeli lettori di free.it.religioni.scientology, si rivolsero quindi al magistrato chiedendogli di sentire Maria Pia Gardini la quale, interrogata, non poté che confermare quanto già affermato pubblicamente [2]. Quella che già in sé era stata una leggerezza inqualificabile per una esponente ARIS Onlus nel gestire informazioni confidenziali, si dimostrò per me una di quelle "attività devastatrici" di cui l'ARIS Onlus si dice esperta: la richiesta di rinvio a giudizio e quella di risarcimento danni del CCDU di 100.000 euro.

Avvalendomi del diritto di essere sentita dal magistrato, presentai documenti della Chiesa di Scientology/CCDU a sostegno del fatto che le mie non erano affermazioni diffamatorie, né che la mia conoscenza sugli "interna corporis" era solo un volerlo "dare a vedere", come sostenuto dai querelanti. Era invece fondata su documentazione interna.

Il 7 ottobre 2010, il Giudice per l'Indagine Preliminare di Milano disponeva il "non luogo a procedere" nei miei confronti.

La sentenza contiene passaggi a mio avviso molto significativi che si possono così riassumere:
  1. I documenti presentati dalla mia difesa (e non contestati dalla controparte) dimostrano:
    • gli stretti legami tra CCDU e Scientology; 
    • che il CCDU ha effettivamente raccolto fondi con la distribuzione dell'opuscolo "perché non accada";
    • ciò è confermato in una «comunicazione via mail indirizzata agli aderenti della Onlus CCDU dal Presidente Elia Roberto Cestari, odierna parte civile ove, nell'ambito di un'esortazione a intensificare la propria attività di propaganda, si legge tra l'altro che l'opuscolo in questione viene distribuito "gratuitamente a fronte delle donazioni"».
  2. Quanto ritenuto "massimamente diffamatorio" da CCDU, ASVI e Ce.Svi.C./Micro Progress, non lo è affatto, in quanto non solo sostiene fatti comprovati, ma rispetta anche le condizioni di interesse pubblico e di continenza (verbale);

  3. Poiché né la ASVI né la Ce.Svi.C./Micro Progress vengono citate, non avevano motivo di sentirsi diffamate.
Ci si chiede allora per quale motivo avessero deciso di saltare sul carro scientologico della molestia legale contro i critici del movimento.

Va ulteriormente sottolineato che, ai primi di gennaio 2010, il PM chiese ai querelanti di tentare una conciliazione con la sottoscritta, ovvero di rimettere querela.
CCDU, ASVI e Ce.Svi.C/Micro Progress rifiutarono.

Il 19 novembre 2010, il solo Elia Roberto Cestari/CCDU si oppose alla sentenza del GIP e presentò ricorso in Cassazione (ricordo che i danni richiesti ammontavano ad appena centomila euro).

Il 1 aprile 2011 la Corte di Cassazione lo rigettò, confermando la sentenza del GIP di "non luogo a procedere" nei miei confronti.

Anche la sentenza di Cassazione merita di essere letta. Partendo dalla premessa che:
Il difensore della Po ha presentato memoria, in cui sostiene che i documenti prodotti dimostrano i seguenti fatti:
  • La Chiesa di Scientology è uno dei fondatori di CCDU; 
  • Il CCDU è inserito organicamente in questa associazione; 
  • I fini di entrambi coincidono; 
  • [Nella mail a cui si accennava sopra] il CCDU invita i destinatari a verificare cosa la Chiesa faccia per il suo tramite; 
  • La coincidenza dei fini statutari di CCDU con alcuni principi di Scientology è incompatibile con l'ipotesi che la Po, affermando che i fondi raccolti fossero destinati a Scientology, abbia accusato la CCDU di utilizzare questi fondi per scopi diversi da quelli del proprio statuto. [enfasi aggiunte]
La Suprema Corte sentenziò che il ricorso di Cestari/CCDU non meritava accoglimento, poiché:
Nelle affermazioni della Po comunque è rinvenibile la fondata accusa di una mancata trasparenza sulla procedura della raccolta, agli occhi degli eventuali sovvenzionatori. Un discredito può ritenersi realizzato, quindi, in danno dell'organizzazione che direttamente raccoglie le donazioni. La Po non prospetta assolutamente che il denaro sia destinato a fine diverso da quello prospettato, cioè dare ai minori l'aiuto che il comitato ritiene di essere in grado di fornire. Afferma, e fondatamente, che manca comunque la piena trasparenza sull'immediato percorso che sarà dato a quanto acquisito, in violazione del dovere morale di chiarezza e sincerità che vincola qualsiasi ente, quando si rivolge alla collettività e ne chiede consenso morale e sovvenzione materiale. [enfasi aggiunte]

Doveroso corollario

A) TUTTE le onlus devono esibire trasparenza «sull'immediato percorso che sarà dato a quanto acquisito [...] quando si [rivolgono] alla collettività e ne [chiedono] consenso morale e sovvenzione materiale.»

Il dato curioso che certamente non è sfuggito al lettore è che tutte le associazioni implicate - CCDU, ASVI, Ce.S.Vi.C./Micro Progress, ARIS (come le altre aggregazioni "antisette") - sono delle ONLUS, organizzazioni non lucrative di presunta [3] utilità sociale che godono di speciali privilegi e di danaro pubblico. Io invece sono solo una comune privata cittadina, senza privilegio alcuno, che si è trovata ad affrontare in piena solitudine "i problemi causati dalle attività devastatrici" che gli anti-sette sostengono di arginare, proprio per mano di una esponente di rilievo di una di quelle associazioni, l'ARIS Onlus, la cui utilità sociale fatico a comprendere

B) Se io, come moltissimi altri, ho a lungo preferito utilizzare pseudonimi per sollevare le mie critiche alla Chiesa di Scientology è perché sono a conoscenza del disposto dottrinal-religioso che impone ai seguaci del movimento di Hubbard di usare la legge per molestare eretici (squirrel), ex membri e critici. Infatti, gli eventi narrati e la documentazione allegata dimostrano che si arrivano a presentare querele fatte di nulla al fine di avviare un procedimento insussistente, mentre le spese sostenute per difendersi da accuse false e pretestuose sono sempre a carico dell'innocente messo di mezzo [4]. Il "segreto" dell'hubbardiano «lo scopo di una causa è molestare e scoraggiare, piuttosto che vincere» sta proprio qui: la legge si presta molto facilmente a questo tipo di molestie, far spendere soldi ed energie fino allo sfinimento e, se possibile, «rovinatelo del tutto». Presentare una denuncia costa poco o nulla, in particolare se hai uno studio legale interno, affiliato, amico [5].

C) Mi sarei sicuramente evitata patimenti e molte spese [6] se Maria Pia Gardini, esponente dell'ARIS Onlus, si fosse attenuta al mandato morale di confidenzialità e protezione degli ex membri e collaboratori implicito nell'offerta/richiesta di aiuto della sua associazione ARIS Onlus. Quel dovere morale di preservare il mio anonimato (come quello di chiunque altro si rivolga e/o collabori con l'associazione e voglia restare anonimo) è stato violato, esponendomi a grane giudiziarie del tutto pretestuose, eventualità di cui la Gardini era pienamente consapevole. Violazione analoga pare sia da imputare anche all'associazione consorella dell'ARIS Onlus, il CeSAP Onlus, almeno stando alla testimonianza giurata della Gardini.

Proprio per l'appartenenza associativa di spicco di Maria Pia Gardini, per la sua notorietà mediatica, per la sua innegabile consapevolezza che Scientology tiene costantemente monitorati i nostri luoghi di discussione (lo affermò lei stessa in più occasioni), doveva essere ben consapevole che qualora avesse fatto pubblicamente delle affermazioni "ghiotte" per il movimento che lei definiva una "setta pericolosa", sarebbe potuta essere chiamata a testimoniare e che, se fosse successo, aveva il dovere di dire la verità.

Ricordo ai più distratti che ARIS Onlus e CeSAP Onlus aderiscono al cosiddetto "FORUM delle ASSOCIAZIONI ITALIANE di RICERCA INFORMAZIONE e CONTRASTO dei MOVIMENTI SETTARI e dei CULTI ABUSANTI - in dubium veritas", referente privilegiato della "Squadra Antisette" della Polizia di Stato. Sul ruolo svolto da questo organo speciale, sui suoi costi per la collettività e sulla professionalità dei suoi referenti sono già state presentate interrogazioni parlamentari, questa è la più recente.

Certo, a tutti è dato sbagliare, come la stessa Gardini si giustificò nell'immediato. Ma mi sarei almeno aspettata delle scuse da parte sua e soprattutto da parte dell'ARIS Onlus di cui era una visibile e mediatica esponente e con cui avevo più volte collaborato, oltre a una più che doverosa offerta di assistenza da parte del già citato "Forum delle associazioni ecc." [7], con cui pure avevo collaborato e per cui appena pochi mesi prima avevo richiesto donazioni ai lettori di "Allarme Scientology". Non sono arrivate né le une, né l'altra.

D) Questo procedimento si è concluso nell'aprile 2011, oltre un anno e mezzo fa, e ne ho parlato diverse volte su free.it.religioni.scientology, newsgroup costantemente monitorato non solo dai seguaci e simpatizzanti di Hubbard, ma anche dagli esponenti del mondo associazionistico antisette come sono ARIS e CeSAP Onlus [8]. Nessuno di loro [9], e mi riferisco a tutte le associazioni del variegato panorama italiano, mi ha mai chiesto di vedere i documenti, di leggere gli atti ("ricerca e informazione"?) o se avessi bisogno di una qualsiasi forma di aiuto o assistenza. Nessuno si è mai offerto di lanciare dai loro siti web una sottoscrizione per darmi una mano a coprire le ingenti spese innegabilmente derivate dalla "leggerezza" di una loro esponente.

Viceversa, il CeSAP Onlus ha dato risalto a un richiamo elevatomi dal garante della privacy, procedimento iniziato da un aderente di Scientology in merito a una mia intervista di diversi anni prima a una ex scientologist. La donna aveva citato generalità e motivo del decesso di una OT8 molto nota all'interno del movimento. Io avevo riportato il nome puntato e il cognome per esteso, il garante mi richiamò per non avere fatto il contrario.

Benché su free.it.religioni.scientology fosse comparsa una mia spiegazione dei fatti e nonostante il fondato sospetto che anche quell'esposto al garante fosse inquadrabile nel dettato religioso hubbardiano sulle molestie legali, il CeSAP Onlus non mi chiese mai una replica da affiancare a quel richiamo. Il che è quanto meno bizzarro per un ente che dice di fare molte cose a favore delle vittime di "movimenti settari nocivi" e il cui focus principale è sulle "sette" e i loro abusi.

E) Credo di essere tra i pochi al mondo ad aver vinto fino in Cassazione una battaglia legale contro Scientology. Già questo meriterebbe i titoli in homepage di quelle associazioni che dicono di combattere i "movimenti settari abusanti". Il mio è stato un caso di accanimento giudiziario motivato dalla dottrina religiosa di Scientology, ma quelle associazioni di "ricerca e informazione" o di studio degli "abusi settari" non ne hanno mai fatto parola. Anzi, come già analizzato altrove, preferiscono segnalare me alla Squadra Antisette della Polizia di Stato perché mantengo posizioni diverse dalle loro, mi permetto di criticare apertamente il loro operato e per questo dovrei essere indagata. (Ricorda nulla?)

F) L'elemento centrale, però, resta che oggi esiste una sentenza della Corte di Cassazione che conferma inequivocabilmente l'organicità del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani alla Chiesa di Scientology e la «coincidenza dei fini statutari di CCDU con alcuni principi di Scientology», come hanno scritto i giudici di Cassazione. È un documento che dimostra che il CCDU non è una organizzazione laica come vorrebbe far credere agli enti che le concedono spazi pubblici. Si tratta invece di un'entità confessionale che trova i suoi fondamenti ideologici nel corpus religioso antipsichiatrico [10] della Chiesa di Scientology. Ma anche questo pare essere di assoluto disinteresse per le associazioni di "ricerca e informazione" sulle "sette" (di cui Scientology viene considerata la "regina") tant'è che in un anno e mezzo nessun loro dirigente mi ha chiesto copia di quella significativa sentenza.

G) A dispetto di quanto evidenziato dalla Cassazione, l'Ufficio degli Affari Speciali della Chiesa di Scientology continua indisturbato a sostenere che il CCDU - Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani sarebbe un ente autonomo dalla Chiesa di Scientology, che avrebbe «un proprio consiglio direttivo e nessuno dei suoi membri è un funzionario di nessuna Chiesa di Scientology

Per colmo dell'ironia, è proprio da un documento che Elia Roberto Cestari ha allegato al ricorso in Cassazione (un verbale del consiglio direttivo del CCDU), che si scopre che l'Ufficio degli Affari Speciali afferma il falso dicendo che «nessuno dei suoi membri è un funzionario di nessuna Chiesa di Scientology». Per esempio, chi conosce quale ruolo/incarico riveste o ha rivestito fino a tempi recenti Emanuela Gobbini all'org di Milano? (Qui la soluzione al quesito.)


Documenti linkati:
  • Denuncia-querela del gennaio 2007 firmata da Elia Roberto Cestari, Comitato dei cittadini per i Diritti Umani/Scientology, onlus; Marco Crescenzi, di Agenzia per lo sviluppo del Non Profit (ASVI) onlus; Paolo Barletta di Centro Studi per lo sviluppo e la Cooperazione/Micro Progress, onlus;
  • Prima versione opuscolo "Perché non accada...", oggi Pensare oltre onlus;
  • Versione totalmente Scientology/CCDU/Cestari dell'opuscolo "Perché non accada...", © 2003 CCDU/CCHR;
  • Cambio della compagine nel "Comitato promotore" di Perché non accada. Scompaiono Ce.Svi.C/Micro Progress e WDA, rimpiazzate da "Associazione Psicanalitica il Tempo della Parola", Gesef (il cui presidente Spavone è attivista del CCDU), la Croce Giallo Azzurra-Scientology Italia Ministri Volontari e l'associazione "Primum non nocere", fondata da Giorgio Rubens Mattioli, patron della International Association of Scientologists (donazione di almeno 50.000 dollari), sostenitore di parecchie cause scientologiche e OT8 di Scientology. Successivamente scomparirà anche l'"Associazione Psicanalitica il Tempo della Parola" e il "comitato promotore" di "Perché Non Accada - Pensare Oltre" resterà composto unicamente da associazioni affiliate e/o fondate da membri e/o simpatizzanti della Chiesa di Scientology;
  • Opposizione ad archiviazione e richiesta dei querelanti di interrogare Maria Pia Gardini, accolta dal PM;
  • Testimonianza giurata di Maria Pia Gardini;
  • Richiesta PM di conciliazione;
  • Rifiuto querelanti alla proposta conciliazione;
  • Sentenza di "non luogo a procedere" del GIP di Milano;
  • Ricorso in Cassazione di Cestari/CCDU;
  • Sentenza di Cassazione e rigetto ricorso Cestari/CCDU.


Note:

1. All'epoca, Roberto Elia Cestari era nel nel comitato scientifico di "Giù le mani dai bambini", nota campagna di farmacovigilanza pediatrica. L'aver lanciato una "campagna concorrente" portò Cestari ad essere deferito al comitato etico di "Giù le mani dai bambini" ma, prima del suo pronunciamento, Cestari rassegnò spontaneamente le dimissioni. Quando Cestari decise di lanciare la sua propria campagna anti-psicofarmaci, Luca Poma, co-fondatore e portavoce di "Giù le mani dai bambini", si stava allontanando definitivamente dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani con cui aveva a lungo collaborato e dalla Chiesa di Scientology, di cui era stato un fedele per diversi anni.

2. Su questo punto va precisato che Maria Pia Gardini aveva il dovere di dire la verità. Il problema, però, è a monte. In quanto portavoce de facto dell'ARIS Onlus, associazione asseritamente nata per aiutare ex membri e famiglie con problemi di "sette", avrebbe dovuto sapersi comportare di conseguenza e conformemente al suo ruolo.

3. Scrivo "presunta" perché per costituire un'associazione onlus serve unicamente una auto-dichiarazione e la presentazione della richiesta all'apposito registro, come spiegato qui. Le associazioni che si occupano di «attività di assistenza sociale, socio-sanitaria, beneficenza, tutela e promozione di beni di interesse storico e artistico e della natura e dell'ambiente, promozione della cultura e dell'arte» sono «considerate a solidarismo immanente, cioè il fine solidaristico si intende presunto e perseguito a favore dell'intera collettività», come spiegato qui.

4. la Cassazione, infatti, ha deciso per una "compensazione delle spese" (ognuno si paga il suo avvocato), nonostante il mio legale avesse chiesto l'addebito alla controparte. A carico del CCDU soltanto le spese del procedimento, che assommano a poche centinaia di euro.

5. Questa tattica pare essere stata utilizzata anche dalla presidente di una delle associazioni del "Forum di contrasto sette abusanti, ecc.", si veda per esempio l'articolo "Vittime di culti o di anti-cult?" in cui la Dott.sa Radoani, che fu consigliere del Centro Studi Abusi Psicologici - CeSAP Onlus (perciò una "ex membro", per restare in tema di dinamiche settarie), racconta le molte cause insussistenti presentate contro di lei dall'ex amica e presidente del CeSAP Onlus Lorita Tinelli. Tutti i procedimenti sono stati archiviati per infondatezza di notizia di reato, ma intanto la Dott.sa Radoani ha trascorso anni tra tribunali, magistrati e avvocati con grande dispendio di danaro ed energie, al punto da dover infine sciogliere la sua associazione di aiuto e assistenza alle vittime di gruppi abusanti per non rischiare di vederla implicata nei procedimenti giudiziari.
Decisamente curioso il procedimento civile intentato dalla Dott.sa Tinelli contro la Dott.sa Radoani per la "restituzione" di beni di chiara proprietà della Radoani, oppure prestati da terzi per allestire una mostra o noleggiati allo scopo. Scrive la Radoani: «Questa ennesima denuncia mi obbligò a tre udienze (da giugno a settembre 2006) ... il giudice trovò inconsistenti, assurde e confuse le istanze [della Tinelli].» [neretto aggiunto].
Così conclude la Radoani: «Allo stato attuale [2008] (quasi) tutte le denunce penali intentate dalla dott.sa Lorita Tinelli nei miei confronti [sei o sette] hanno avuto il medesimo esito: insussistenza della notizia di reato. Non dopo arbitraria archiviazione, ma dopo indagini effettuate. "Insussistenza della notizia di reato" significa non solo che non ho mai commesso i reati attribuitimi, ma che le notizie di eventuali reati presentate dalla signora Tinelli non esistono, sono pressoché inventate

6. Senza entrare nello specifico, ho dovuto mandare due volte l'avvocato a Milano e una a Roma, io stessa mi sono dovuta recare a Milano. Soltanto questi viaggi mi sono costati complessivamente diverse centinaia di euro, senza considerare gli onorari veri e propri.

7. Il CeSAP Onlus, per esempio, sostiene di essere «convenzionato con esperti professionisti (avvocati, ...) presenti su tutto il territorio nazionale, creando una valida e solida rete di sostegno ... e 'aiuto'», tanto da «accreditarsi il Patrocinio del Ministero di Grazia e Giustizia per tutte le attività ...» [pagina web consultata il 17 novembre 2012, si veda anche qui e qui]
Dal verbale di udienza del 25 maggio 2011 presso il tribunale ordinario di Bari, (procedimento penale N. 2432/09 - P.M. 6445/06) si scopre che tale patrocinio era però limitato temporalmente ad un solo progetto [del 2004 o 2005]. Chiamata a testimoniare, la Dott.sa Tinelli afferma infatti che il CeSAP non è riconosciuto dal Ministero della Giustizia e che «abbiamo avuto per un certo periodo di tempo un patrocinio dal Ministero Giustizia, per un progetto di informazione di sensibilizzazione ... Che ora è terminato
Trasparenza e correttezza impongono al CeSAP Onlus di correggere il riferimento sul suo sito al patrocinio del Ministero di Grazia e Giustizia «per tutte le attività che esso svolge». Da anni quel sito afferma una cosa non vera.

8. Se ne ha conferma in questo lungo "piagnisteo" di ARIS Onlus, FAVIS Onlus, CESAP Onlus. Se ho aspettato fino a oggi a rendere pubblica la documentazione allegata è stato perché sono rimasta nella fiduciosa quanto ingenua e regolarmente delusa speranza di avere a che fare con persone di una certa levatura, oltre che nell'inutile attesa di un riscontro alle mie numerose richieste di assistenza e di risposte, che non sono mai arrivate.

9. L'unica in Italia ad averne dato notizia è stata Raffaella Di Marzio sul suo blog.

10. «Secondo la credenza di Scientology le vere cause di pazzia, crimine e guerra sono la psichiatria, le sue pratiche e i suoi metodi, tra cui gli psicofarmaci. E che per ottenere una civiltà ottimale in cui "L'Uomo sia libero di innalzarsi a vette superiori" bisogna innanzitutto eliminare la psichiatria, "eradicarla", come sosteneva L. Ron Hubbard, il fondatore di questa strana religione a pagamento. E possibilmente sostituirla con le pratiche di Scientology che si presenta sì come religione, ma che nasce quale estensione di Dianetics, la "scienza moderna della salute mentale" da cui trae teorie, convinzioni e metodologia terapeutica. [...] Hubbard era convinto e sosteneva che la sua "tecnologia" fosse l'unica e la sola in grado di operare con successo e "mani pulite" nel campo della salute mentale, e di questo sono tuttora convinti i suoi seguaci, che si ritengono "specialisti della mente". [...]
 «Secondo la dottrina religiosa del movimento la malattia mentale in realtà non esiste, si tratta piuttosto di una invenzione degli psichiatri che, in combutta con le case farmaceutiche, vogliono "drogare" le masse per mantenerle schiave, dominare il mondo e fare tanti soldi sulla pelle di "cavie umane inconsapevoli".
«Agli scientologist è fatto divieto di dispensare l'auditing, venduto a caro prezzo nelle sue chiese e missioni, a chi abbia mai assunto psicofarmaci. Va da sé che la medicalizzazione diffusa toglie al mercato spirituale della Chiesa di Scientology una grossa fetta di potenziali clienti. E poiché "L'intero futuro agonizzante di questo pianeta... o il tuo destino stesso per i prossimi infiniti trilioni di anni dipendono da ciò che fai ora e qui, con e in Scientology" e che: "Questa è un'attività mortalmente seria... questa è la nostra prima possibilità di farlo in tutti gli infiniti trilioni di anni del passato", chi non "fa" Scientology non ha speranza di futuro, ed è destinato all'oblio eterno.» (Si veda: "Le campagne anti-Ritalin e anti-psichiatria... i retroscena")